martedì 5 febbraio 2013

Addio 2012! Benvenuto 2013…

di Giorgia Gazzetti



Benvenuto 2013! Addio 2012! Ma è veramente così semplice lasciare alle spalle un anno tanto difficile e significativo come quello appena vissuto sparando fuochi d’artificio, ballando tra amici e mangiando un piatto di lenticchie fumanti a mezzanotte, condendo la serata di risate, allegria, euforia, ricordi, buoni propositi e speranze? Forse sì. Ma forse no.
Cosa ricorderemo del 2012 ma soprattutto degli ultimi mesi dell’anno in cui il mondo doveva finire? Cosa dimenticheremo? Cosa vorremmo portare con noi?
Andiamo con ordine, ma non temporale. Mario Monti si è dimesso insieme al suo Governo tecnico. E la prima agenda che gli italiani hanno sfogliato è proprio la sua. Ha battuto sul tempo persino quella storica di Smemoranda!
Renata Polverini e Roberto Formigoni non sono più al comando, rispettivamente, della Regione Lazio e della Regione Lombardia: ma l’ex segretario generale della UGL ha già fatto sapere che si ricandiderà per le elezioni regionali del 3 e 4 febbraio dal momento che lei non ha niente a che fare con lo scandalo Fiorito, che intanto è agli arresti domiciliari. Silvio Berlusconi è sceso di nuovo in campo e Matteo Renzi non è stato scelto come candidato premier del PD per le prossime elezioni politiche fissate per il 24 e 25 febbraio. Pier Luigi Bersani ha vinto la sfida della rottamazione e intanto ognuno ha un Grillo per la testa e un motto in comune: “Vincere”!
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del tradizionale discorso di fine anno ha auspicato la crescita per il nostro Paese. Un augurio scontato ma che, almeno, sarà stato condiviso da tutti. La ultra centenaria Rita Levi Montalcini è morta. Marco Pannella è ancora sotto controllo dopo aver sottoposto per l’ennesima volta il suo fisico, non più giovincello, a troppi giorni di digiuno per denunciare, questa volta, il sovraffollamento delle carceri. Andrea Calevo, l’imprenditore ligure di 31 anni sequestrato il 16 dicembre in seguito ad una rapina nella sua villa di Lerici, è stato liberato dopo 11 giorni di agonia. Non sono chiari i moventi e si sa ancora poco di chi ha partecipato al rapimento ma questa volta le forze dell’ordine hanno fatto proprio una bella figura. Francesco Scalia, ex presidente della provincia di Frosinone, è stato eletto dal popolo del PD come candidato per il rinnovo della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. L’ex magistrato Antonio Ingroia e il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso hanno deciso di entrare in politica. Il neo-sindaco Nicola Ottaviani, intervenuto alla recita scolastica “Dillo forte che è Natale!” delle classi II A e B della scuola Amedeo Maiuri (I. C. Frosinone 4), alla richiesta del Preside prof. Salvatore Salzillo di trovare nuove risorse per costruire una struttura più grande ed idonea alla formazione dei suoi piccoli alunni ha risposto che utilizzerà una macchina per fotocopiare soldi falsi. Con poche misurate parole ha lasciato tutti i presenti a bocca aperta. Complimenti! Ma non per l’umorismo.
I due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati dalle autorità indiane di omicidio volontario per aver ucciso dieci mesi fa due pescatori, dopo la licenza natalizia di due settimane trascorsa in Italia con le rispettive famiglie, sono tornati in India. Ed è proprio in India che è insorta la popolazione femminile per protestare, per la prima volta pubblicamente, contro la violenza sulle donne dopo la morte di una ventritrenne brutalmente violentata da 5 uomini.
Su Wikipedia la voce più cercata nel 2012 in Italia è quella relativa alla medical drama dagli ascolti record: Grey’s Anatomy. Seguono altre serie televisive che si aggiudicano il quarto e sesto posto: rispettivamente Gossip Girl e The Vampire Diaries. Facebook non è fra le prime 10. Italia mantiene la seconda posizione e Roma la terza. Dopo la musica con Gli One Directione (5° posizione) troviamo il calcio. Juventus e Lione Messi si aggiudicano settimo e ottavo posto. Seguono Lucio Dalla, cliccatissimo dopo la sua morte, e la famigerata profezia Maya a cui Google ha dedicato un doodle.
Sembrerebbe che la fine del mondo sia stata ormai scongiurata e le previsioni dei Maya sono già leggenda.
E se invece la profezia si fosse avverata e fossimo noi a non accorgercene? Dove sono finiti i nostri valori, le tradizioni, la speranza, la fede, la passione, la buona volontà, lo spirito di sacrificio, l’umiltà e i sogni?
Non c'è una risposta univoca a questa domanda. Io condivido con voi le mie due prime risposte dell'anno. L’immagine più bella che ho di questo Natale è quella di un ragazzo che ha portato nel mio cuore serenità e ammirazione grazie al suo sguardo gentile e alla sua buona azione. Si chiama Nello e fa volontariato per l’associazione SILOE presso la parrocchia di Sant'Antonio di Frosinone. Il pomeriggio della Vigilia con il furgoncino dell’Associazione è venuto sotto casa di mia nonna, che ha 85 anni e si muove ormai solo con la sedia a rotelle, per accompagnarla a casa di mia zia evitandole così la sofferenza di essere messa forzatamente in macchina. Grazie al suo gesto pieno di amore e di solidarietà la cara Annetta è potuta uscire di casa, passare la Vigilia e il Natale in famiglia e ascoltare la Santa Messa nella sua Chiesa.
L’emozione più bella, invece, me l’ha regalata la mia mamma che anche in questo Natale ha tenuto unita tutta la famiglia, per farci vivere nel calore e nell’amore un giorno di festa.
E allora addio 2012! Benvenuto 2013…
Trascino in questo nuovo anno una valigia piena… piena di oggetti utili e inutili, di sogni da realizzare, di progetti da portare a termine, di idee da realizzare, di buoni propositi, di sconfitte, di delusioni, di amarezze, di amore, di solitudine e di amicizia. Il mio 2013 inizia a casa dei miei genitori, riparto da qui dopo aver vissuto per undici anni, quelli dell’università e dei primi lavori, a L’Aquila e poi a Roma. Riparto con la sensazione che tutto andrà bene, che tutto sarà migliore, con il desiderio di fare qualcosa di grande e di buono. Riparto da zero perché ora sono disoccupata ma ho un piccolo bagaglio di esperienze e di certezze che porto insieme a me nel 2013: chi sono e chi voglio diventare.
Vivere significa scegliere ed io auguro a tutti, cari lettori, di osare, di percorrere la strada davanti a voi e di avere il coraggio di scegliere: scegliere chi vogliamo essere e chi vogliamo diventare, scegliere il mondo in cui vogliamo crescere e far crescere i nostri figli, scegliere i valori da difendere e trasmettere. Scegliere per garantire a tutti un presente e un futuro di pace, lavoro, salute, libertà, fede, amore e solidarietà.
Credo che ci siano 2013 modi per far sì che questo si realizzi... E alla ricetta dell'austerità dell'ex premier Monti aggiungo un tocco di ottimismo, un pizzico di fortuna e... intraprendenza e audacia in abbondanza!

giovedì 18 ottobre 2012

Derubata e beffata! L’Italia che non funziona di Giorgia Gazzetti

G.: Buongiorno! Mi hanno rubato il portafoglio sull’autobus e vorrei sporgere denuncia. Ho perso carta d’identità, tessera sanitaria, patente, bancomat e una carta prepagata. Le carte le ho già bloccate.


C.: E’ sicura che si tratti di furto?

G.: Sì sono sicura. Appena scesa dall’autobus ho sentito la borsa più leggero. Mi sono subito guardata intorno e sono anche tornata a casa sperando di aver dimenticato lì il portafoglio.

C.: Ok. Ho bisogno di un documento d’identità.

G.: Non ho un documento di identità.. Mi hanno rubato tutto purtroppo!

C.: In questo caso è necessario che porti due testimoni per poterla identificare.

G.: Ma io sono sola qui a Roma adesso. Come faccio?

C.: Non ha nessun altro documento?

G.: Forse ho il passaporto. Ma è Frosinone, a casa dei miei genitori. Posso chiamarli e farmi mandare un fax, va bene?

C.: No mi spiace, serve l’originale. Le consiglio, a questo punto, di fare la denuncia direttamente sabato quando torna a casa.

Credete che sia una barzelletta? Potrebbe ma non lo è. Eppure la legge sembra che dia ragione al carabiniere, almeno in parte. Infatti in assenza di un documento valido di identità bisogna portare due testimoni che ti riconoscano. E allora l’augurio, cari lettori, è che non vi capiti mai di essere derubati quando siete soli, o siete in una città troppo lontana da casa. Del resto perché mai dovrebbe capitare una di queste situazioni? Ma non vi preoccupate perché la legge è sempre dalla nostra parte. Ed è per questo che ammette anche la possibilità di recarsi presso il proprio Comune di residenza per farsi dare il numero della carta d’identità rubata o smarrita con la data del rilascio. Ma se il furto avviene a Taormina e voi vivete a Milano, bhè, ragazzi, questa allora è un’altra storia. Come direbbero in molti “Sono problemi tuoi”!

E se poi pensaste di essere dei geni perché avete con voi una fotocopia di uno dei documenti rubati o di un altro valido il cui originale tenete scrupolosamente riposto in un cassetto ma a centinaia di km di distanza da dove è avvenuto il furto, amici, anche in questo caso non avete scampo. Le fotocopie non sono valide. Parola mia! Ma torniamo un attimo indietro.

Lo spiacevole episodio, il furto e la beffa, è avvenuto a Roma durante una calda mattina di giugno, esattamente il 20, intorno alle ore 10.00, quando ero sull’autobus n. 92 e stavo per scendere alla fermata di Piazza Buenos Aires per recarmi a lavoro. Ovviamente a lavoro non ci sono più andata per sbrigare tutte le pratiche del caso. Eppure sono riuscita a fare la denuncia soltanto alle 15 del pomeriggio, dopo essermi recata, questa volta, al commissariato di Polizia dove hanno accolto la mia istanza. Senza troppi se e troppi ma. Forse solo perché a quell’ora faceva troppo caldo o forse perché ho avuto la fortuna, in Italia si usa chiamarla così la giustizia, di trovare persone disposte ad interpretare la legge non alla lettera.

La storia in fondo è a lieto fine. Ho una denuncia e, con questa, potrò riavere tutti i documenti che ho perso e riattivare le carte di credito. Ma se avessi seguito il consiglio dell’imbellettato giovane carabiniere, avrei dovuto far passare tre giorni prima di sporgere denuncia, correndo il rischio che i miei documenti finissero nelle mani di malintenzionati.

Ma se la legge è dalla parte del cittadino, in che modo siamo tutelati?

Dopo un mese ho ricevuto un'inaspettata telefonata dal Comando della Polizia di Frosinone per comunicarmi che il malcapitato ladro, avendo trovato nel portafoglio soltanto un pezzo da 5 euro, ha imbucato il mio portafoglio in una cassetta postale e Poste Italiane ha provveduto a spedirlo in centrale. Peccato che, ormai, avevo rifatto tutti i documenti!




Il punto
di Avv. Eleonora Bove - Mediatore Familiare e Socio AIMS

Il riferimento normativo che mette in dubbio la richiesta del carabiniere è il DPR 445/2000 art. 1 lettera C e D dal quale sembrerebbe ricavarsi che la denuncia di smarrimento della CI deve essere accettata in autocertificazione anche in riferimento allo stesso DPR ART 46 e 47. A contrastare detto DPR però vi è la circolare del 24.09.2001 n. 40/6-1 aggiornata con circolare del 12.09.2002 dell'ufficio legislazione comando generale che invece sancisce l'obbligo di denuncia per lo smarrimento e/o furto dei documenti con le modalità riferite dal carabiniere.

Per la patente, invece, i riferimenti normativi sono la legge n. 50/99 art. 1 ed il DPR n. 104 E n. 105/2000 e la lettera circolare del ministero dei trasporti prot. 848/C4 del 21.03.2001.

Tutto questo per dire che ognuno, polizia e carabinieri, applica la norma con la flessibilità che ritiene opportuna, con la conoscenza che ha della norma, e soprattutto sia col suo carattere che con la sua esperienza lavorativa. Dunque, il caos burocratico.





mercoledì 1 febbraio 2012

ANMIL e SAPIENZA presentano un Concorso per una campagna di sensibilizzazione sul rischio amianto

Studenti e giovani Laureati progettano una campagna per l’ANMIL
3 febbraio 2012 - Ore 10.30
Università SAPIENZA di ROMA - Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale
Roma - via Salaria 113 (piazza Fiume)

L’ANMIL e la sua Fondazione “Sosteniamoli subito” lanciano, con la collaborazione del Dipartimento di comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza, un Concorso per la realizzazione di una campagna mirata sia alla sensibilizzazione sui rischi dell’amianto sia al Fund Raising per sostenere la ricerca sulla malattie causate dall’amianto. Il concorso, destinato a studenti universitari, laureandi e laureati (dal 1° gennaio 2009 in poi) di qualsiasi Facoltà, sarà presentato il prossimo 3 febbraio, alle ore 10.30, nell’Aula Oriana del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza, Università di Roma, in via Salaria 113.
Interverranno all’evento il Presidente della Fondazione ANMIL “Sosteniamoli subito” Antonio Giuseppe Sechi, il Consigliere del CIV INAIL Giuseppe Turudda, la Responsabile Comunicazione e Relazioni esterne dell’ANMIL Marinella de Maffutiis e l’Agenzia di Comunicazione Roncaglia e Vikijander, partner tecnico dell’iniziativa, con il direttore creativo Fausto Nieddu e l’Art Director Carla Leveratto.
L’evento si aprirà con il saluto del Direttore del Coris, prof. Mario Morcellini; ad introdurre il briefing saranno i proff. Paola Panarese (catt. Pubblicità e Strategie di Comunicazione Integrata) e Marco Stancati (catt. Pianificazione dei Media nelle strategie d’impresa).
L’incontro avrà le caratteristiche di un briefing mirato a fornire tutti gli elementi necessari per poter sviluppare la creatività e il media plan della campagna.
Per partecipare, gli studenti e i giovani laureati (di qualsiasi Università e Facoltà) sono invitati a prenotarsi inviando una e-mail a: segreteriafondazione@anmil.it (indicando Nome, Cognome, Università, Facoltà, matricola, condizione di studente o laureato).
Per il miglior progetto di campagna è previsto un premio in denaro, per gli autori dei piani più interessanti ci saranno menzioni speciali e possibilità di stage (sia presso l’ANMIL sia presso l’agenzia Roncaglia).
L’intero Bando con regolamento, documento di brief illustrato nel corso dell’evento e scheda di partecipazione saranno disponibili dal pomeriggio del 3 febbraio 2012 sul sito del’ANMIL (www.anmil.it )

mercoledì 21 settembre 2011

Al via il IV Festival della Letteratura di viaggio

su romasette.it

Dal 29 settembre al 2 ottobre i giardini e il palazzetto Mattei di Villa Celimontana ospitano la rassegna dedicata al "racconto del mondo", promossa da Società geografica italiana e Federculture di Giorgia Gazzetti

«Viaggio in Italia, viaggi degli Italiani» è il tema della quarta edizione del Festival della Letteratura di viaggio, scelto in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, che dal 29 settembre al 2 ottobre trasformerà in una sorta di casa del viaggio i giardini e il palazzetto Mattei di Villa Celimontana - Via della Navicella, 12 - , sede della Società geografica italiana, promotrice dell’iniziativa insieme a Federculture. Tutti gli eventi sono a ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Una quattro giorni - sotto la direzione artistica di Stefano Malatesta, direttore scientifico, e di Antonio Politano, curatore del programma - dedicata al racconto del mondo attraverso diverse forme di narrazione del viaggio, di luoghi e culture: dalla letteratura al giornalismo, dal cinema alla fotografia, dalla musica al teatro, alla televisione, incrociando geografia e storia.

«L’idea - racconta il giornalista Politano - è quella di dare voce ai diversi racconti del mondo, delle persone, dei luoghi, dell’altrove e del diverso. Il viaggio, in questo senso, rappresenta la metafora globale della ricerca, del cambiamento, dell’approdo, dell’apertura e della conoscenza». Non a caso «non parliamo soltanto dell’itinerario di formazione del Grand Tour e degli esploratori italiani - prosegue - ma vogliamo andare al di là e raccontare degli scrittori italiani che si sono esercitati sui luoghi e sulle culture, proprio come i migranti e gli immigrati».

Sono oltre trenta gli appuntamenti e gli incontri condotti dalla giornalista Giovanna Zucconi con scrittori, poeti, geografi, storici, filosofi, antropologi, giornalisti, fotografi, musicisti, registi, attori per un pubblico di appassionati che si prevede raggiunga le 14.000 presenze. Da non perdere la rassegna televisiva, il laboratorio di scrittura, fotografia e le cinque lectio magistralis. «Uno degli incontri più particolari del Festival è quello di sabato 24 settembre alle ore 19 - suggerisce Politano - si chiama “In Panda e in Topolino” dove i due giornalisti - scrittori, Michele Serra e Paolo Rumiz, racconteranno la loro Italia, le strade, le cose, le persone, condividendo con il pubblico le loro esperienze e le loro emozioni», vissute rispettivamente in Panda lungo le coste del belpaese balneare da Ventimiglia a Trieste (1985) e in Topolino sulle strade secondarie che attraversano gli Appennini (2006). Invece, in relazione all’Anno Europeo del Volontariato, un altro appuntamento centrale è quello del viaggiare per cooperare.

In anteprima, domenica 25 settembre al Teatro Argentina il regista teatrale Maurizio Scaparro «aprirà le porte delle sue prove con una conferenza-incontro sullo spettacolo «Il Sogno dei Mille», che andrà in scena per la prima nazionale assoluta al teatro San Ferdinando di Napoli, e che evocando i Mille e Giuseppe Garibaldi abbraccia perfettamente la filosofia del festival».

Fiore all’occhiello della kermesse le due mostre fotografiche che saranno ospitate nello spazio Fontana di Palazzo delle Esposizioni (Via Milano, 13). La prima intitolata «Encerrados, viaggio nelle carceri sudamericane» è una personale del fotoreporter Valerio Bispuri che «ha restituito in bianco e nero dieci anni di viaggio, di incontri e di storie drammatiche». La seconda, «The Liquid Stage, storie di uomini e acqua», è una mostra collettiva realizzata in collaborazione con l’agenzia fotografica Parallelo Zero e che propone ritratti di persone in relazione con l’acqua immortalate in Egitto, Libia, Congo. Per informazioni: www.festivaletteraturadiviaggio.it

lunedì 19 settembre 2011

Appia Antica, una rassegna dedicata alle "parole"

su www.romasette.it

Al via la III edizione del Festival dello Storytelling, "L'arte di raccontare storie". Paola Baldi, direttore artistico: «Noi vogliamo tenere viva la tradizione orale, trasmettere non solo la storia ma anche valori, principi, insegnamenti» di Giorgia Gazzetti

«Da bocca a bocca. Da occhi a occhi. Da cuore a cuore». È questo lo storytelling: «L’arte di raccontare storie. Di usare il linguaggio, la vocalità, il movimento fisico e la gestualità per rivelare gli elementi o le immagini di una storia davanti ad un pubblico». Si tratta di una narrazione basata sull’improvvisazione, spiega con enfasi Paola Balbi, direttore artistico, insieme a Davide Bardi, della Compagnia di narrazione «Raccontamiunastoria» nata nel 2004, prima nel genere in Italia, che ha ideato e curato il Festival internazionale di Storytelling.

Da giovedì 29 settembre fino a domenica 2 ottobre la compagnia si esibirà a Roma, anche nella terza edizione della rassegna, al Parco dell'Appia Antica. Tema delle storie raccontate da 25 storytellers, di cui 10 italiani e 15 stranieri è «Storie di magia e di narrazione». «Crediamo che questi due elementi siano il simbolo del cambiamento. In un momento di crisi come quello che stiamo vivendo oggi - prosegue la giovane attrice diplomata all’Accademia di drammaturgia - dobbiamo riuscire ad avere un atteggiamento di apertura perché le metamorfosi, reali e spirituali, sono possibili. È proprio un messaggio di speranza e di positività quello che vogliamo infondere al nostro pubblico».

Una quattro giorni densa di storie raccontate dalle voci dei più grandi storytellers internazionali con 18 spettacoli, 10 workshop e tanti appuntamenti dedicati a grandi e piccini, ad appassionati e curiosi che dalla mattina alle 11 fino a mezzanotte potranno assistere a spettacoli, incontri interattivi (Open Floor - Salotto Raccontamiunastoria), jam session di world music, laboratori e performance di dance tradizionali e popolari italiane.

In attesa della terza edizione del Festival, questa sera, 16 settembre, alle 20 presso l’Anfiteatro Ex Cartiera Latina (via Appia Antica, 42) andrà in scena «Se questi sassi potessero parlare», uno spettacolo itinerante di storie che hanno fatto la storia di Roma dall’Antichità ad oggi, in collaborazione con l'Ente Parco Regionale Appia Antica.

«Ogni sera - racconta Paola Balbi - viviamo un’emozione nuova, è un evento unico, irripetibile. Tutto dipende dal contatto che riusciamo a stabilire con il pubblico, dal modo in cui interagisce con noi e con la storia che ascolta. Lo storyteller cerca di creare con le proprie parole delle immagini che facciano da ponte fra le proprie sensazioni e quelle di chi le ascolta». Ed è per questo che lo storytelling, di norma, è ambientato in spazi non convenzionali, come teatri antichi, parchi, chiese, piazze, posti pregni di storia, di magia. Non si utilizzano scenografie o costumi perché tutte le suggestioni, le emozioni devono scaturire solo dalle parole. Non a caso è uno spettacolo che si può ascoltare anche ad occhi chiusi.

Fra gli storytellers si usa il linguaggio delle festa, del dono. «Noi doniamo una storia perché a sua volta si arricchisce e viene nuovamente raccontata». Una storia può essere autobiografica, inventata, metaforica, non ha importanza l’aderenza con la realtà, ma è fondamentale che sappia comunicare. «Noi vogliamo tenere viva la tradizione orale, trasmettere non solo la storia ma anche valori, principi, insegnamenti senza passare attraverso bandiere, colori o credi religiosi. Ci sembra anche paradossale che nell’epoca di internet sia diventato difficilissimo comunicare con le proprie parole guardando negli occhi chi ci è vicino».

16 settembre 2011

mercoledì 14 settembre 2011

Pensieri in fuga. La strada. La Vita. Noi

le strade parallele, le strade con le buche, quelle con gli ostacoli... quelle che si incontrano e si urtano, quelle che non si incontrano mai, quelle con i fiori, con i ponti, quelle grigie, nere, verdi, gialle, blu... le strade a doppio senso, a senso unico, con le inversioni di marcia, con gli stop, con i semafori, con le doppie o triple corsie, con la corsia d'emergenza, con la precedenza, con l'asfalto vecchio o nuovo, le strade affollate e quelle deserte, le strade da rifare, da chiudere, da inaugurare, da pulire, le strade innevate, le strade con le strisce pedonali e quelle ad alta velocità, le strade del mare, della terra, del cielo... le strade! la vita! noi!
Buona strada a tutti!

martedì 6 luglio 2010

On line Flash Magazine di Luglio 2010

Su Flash Magazine di Luglio 2010

- "SILOS, ANMIL ed INAIL chiudono il primo anno di sperimentazione nelle scuole";
- "Suicidi in aumento e tagli sostanziali al Dap"

di Giorgia Gazzetti.

Buona lettura!

mercoledì 23 giugno 2010

La squadra dei rifugiati scende in campo

Nella Giornata mondiale promossa dall'Unhcr, una partita di calcio tra gli ospiti delle strutture di accoglienza Centro Enea e Pietralata e i ragazzi di alcune scuole. Per sensibilizzare l'opinione pubblica di Giorgia Gazzetti

Un calcio alle violenze e il tifo per l’accoglienza. In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra oggi (18 giugno 2010), promossa dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), la Fondazione Mondo Digitale promuove una partita di calcio tra una squadra di rifugiati e i ragazzi di alcune scuole romane. Scenderanno in campo questa sera, alle ore 19, presso il Centro sportivo Santa Maria (via Matteo Boiardo, 28), gli ospiti delle strutture di accoglienza Centro Enea e Pietralata – provenienti da Somalia, Afghanistan, Eritrea, Sudan e Costa D’Avorio –, e gli studenti di diverse scuole romane già sensibili al tema: ITIS E. Fermi, Liceo scientifico I. Newton, Liceo scientifico G. Peano e ITIS H. Hertz. Un appuntamento che si ripete da quasi dieci anni, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione, spesso sconosciuta, delle vittime di abusi, persecuzioni e violenze estreme.

«L’idea di organizzare una partita di calcio solidale – spiega il direttore scientifico della Fondazione Alfonso Molina – nasce per favorire il percorso di inserimento dei rifugiati non soltanto attraverso l’insegnamento delle nuove tecnologie, come facciamo di consueto nei due Centri, ma anche attraverso lo sport per creare una relazione tra studenti e rifugiati». Un modo per mettere in campo «le differenze culturali, le situazioni traumatiche vissute dai rifugiati ma anche per costruire un ponte di solidarietà e di dialogo tra giovani che, pur coetanei, hanno vissuto vite completamente diverse e lontane. La tortura – prosegue – è una pratica profondamente disumana e per superare questa piaga, che provoca circa 42 milioni di sfollati, bisogna fare squadra».

Lo sa bene Molina, ex rifugiato che, all’età di 23 anni, negli anni Settanta, è stato costretto a lasciare il Cile, la sua terra d’origine, e a scappare, in un primo momento in Argentina, e poi in Gran Bretagna. Qui «ho intrapreso la carriera universitaria e ho avuto la possibilità di “recuperare” il controllo della mia vita. Purtroppo – conclude Molina – l’Italia non ha una struttura di accoglienza ad alto livello come la Gran Bretagna, dove il sistema di sicurezza sociale garantiva, già allora, una sicurezza minima a livello economico e lavorativa anche ai rifugiati, fornendo un possibilità d’istruzione e un alloggio all’interno di famiglie volontarie».

“Io ci sono”. È questo il motto dell’iniziativa, a cui prenderà parte anche Omar, sudanese, 41 anni. Vive al centro Enea da un anno e da quando è in Italia ha preso la licenza di terza media e ha iniziato a frequentare numerosi corsi per imparare la lingua. Non ha voglia di raccontarci la sua storia, di rivivere ancora una volta il suo atroce passato in cui ha perso la famiglia. Ma parla del futuro e dei suoi progetti. «Sono felice di giocare di nuovo a pallone, proprio come facevo, a livello professionale, nel mio Paese, prima di fuggire». Tra i sogni nel cassetto «scrivere un libro sulla mia vita, diventare tecnico di laboratorio, acquisire la cultura di questo Paese in cui mi auguro di riuscire a vivere in modo dignitoso. Vorrei andare avanti ma è difficile».

Come ha spiegato Andrea Magrì, 19 anni, che giocherà insieme ad altri suoi compagni della V A dell’ITIS Fermi, «credo che attraverso il calcio si possano trasmettere i valori della solidarietà, della fratellanza, della lealtà, indispensabili a tutte le persone che, dopo un esilio forzato, sono senza casa, famiglia e certezze». Dello stesso parere la responsabile del Centro Enea per l’ente gestore Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e San Grifone, Rosa Perrotta, che aggiunge: «Giocare, per i rifugiati, significa essere considerati normali. Può sembrare una affermazione banale ma non lo è dal momento che a questi giovani è stata negata l’età dei giochi, della spensieratezza, della gioia incondizionata. Ma significa anche uscire fuori dall’isolamento, dal proprio drammatico vissuto. Giocare con coetanei italiani significa concretizzare il processo di integrazione».

A dare il messaggio di benvenuto ai giocatori e al pubblico, durante la partita di stasera, sarà il ministro della Gioventù Giorgia Meloni. Mentre da bordo campo commenteranno la partita Federico Ghilardi, Maya Amenduni e Simone Conte, voci della trasmissione di Gianni Elsner “Te lo faccio vedere chi sono io”, in onda su Radio Sei, media partner dell’evento. Interverranno anche Gianluca Di Girolami, presidente del Liberi Nantes Football Club, la prima squadra di calcio interamente composta da giocatori vittime di migrazione forzata, e alcuni rappresentanti di Shoot For Change, una piattaforma che unisce iniziative di fotografi, artisti e designer con l’obiettivo di contribuire a migliorare la vita di ognuno.

18 giugno 2010

venerdì 18 giugno 2010

Cresimandi tra i colori anche sotto la pioggia

su Roma Sette del 23 maggio 2010

Buona Lettura,
Giorgia

Cresimandi attenti ai semi della Parola

su Roma Sette del 09 maggio 2010.

Buona lettura,
Giorgia

La squadra dei rifugiati scende in campo

da RomaSette.it

Nella Giornata mondiale promossa dall'Unhcr, una partita di calcio tra gli ospiti delle strutture di accoglienza Centro Enea e Pietralata e i ragazzi di alcune scuole. Per sensibilizzare l'opinione pubblica di Giorgia Gazzetti

Un calcio alle violenze e il tifo per l’accoglienza. In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra oggi (18 giugno 2010), promossa dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), la Fondazione Mondo Digitale promuove una partita di calcio tra una squadra di rifugiati e i ragazzi di alcune scuole romane. Scenderanno in campo questa sera, alle ore 19, presso il Centro sportivo Santa Maria (via Matteo Boiardo, 28), gli ospiti delle strutture di accoglienza Centro Enea e Pietralata – provenienti da Somalia, Afghanistan, Eritrea, Sudan e Costa D’Avorio –, e gli studenti di diverse scuole romane già sensibili al tema: ITIS E. Fermi, Liceo scientifico I. Newton, Liceo scientifico G. Peano e ITIS H. Hertz. Un appuntamento che si ripete da quasi dieci anni, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione, spesso sconosciuta, delle vittime di abusi, persecuzioni e violenze estreme.

«L’idea di organizzare una partita di calcio solidale – spiega il direttore scientifico della Fondazione Alfonso Molina – nasce per favorire il percorso di inserimento dei rifugiati non soltanto attraverso l’insegnamento delle nuove tecnologie, come facciamo di consueto nei due Centri, ma anche attraverso lo sport per creare una relazione tra studenti e rifugiati». Un modo per mettere in campo «le differenze culturali, le situazioni traumatiche vissute dai rifugiati ma anche per costruire un ponte di solidarietà e di dialogo tra giovani che, pur coetanei, hanno vissuto vite completamente diverse e lontane. La tortura – prosegue – è una pratica profondamente disumana e per superare questa piaga, che provoca circa 42 milioni di sfollati, bisogna fare squadra».

Lo sa bene Molina, ex rifugiato che, all’età di 23 anni, negli anni Settanta, è stato costretto a lasciare il Cile, la sua terra d’origine, e a scappare, in un primo momento in Argentina, e poi in Gran Bretagna. Qui «ho intrapreso la carriera universitaria e ho avuto la possibilità di “recuperare” il controllo della mia vita. Purtroppo – conclude Molina – l’Italia non ha una struttura di accoglienza ad alto livello come la Gran Bretagna, dove il sistema di sicurezza sociale garantiva, già allora, una sicurezza minima a livello economico e lavorativa anche ai rifugiati, fornendo un possibilità d’istruzione e un alloggio all’interno di famiglie volontarie».

“Io ci sono”. È questo il motto dell’iniziativa, a cui prenderà parte anche Omar, sudanese, 41 anni. Vive al centro Enea da un anno e da quando è in Italia ha preso la licenza di terza media e ha iniziato a frequentare numerosi corsi per imparare la lingua. Non ha voglia di raccontarci la sua storia, di rivivere ancora una volta il suo atroce passato in cui ha perso la famiglia. Ma parla del futuro e dei suoi progetti. «Sono felice di giocare di nuovo a pallone, proprio come facevo, a livello professionale, nel mio Paese, prima di fuggire». Tra i sogni nel cassetto «scrivere un libro sulla mia vita, diventare tecnico di laboratorio, acquisire la cultura di questo Paese in cui mi auguro di riuscire a vivere in modo dignitoso. Vorrei andare avanti ma è difficile».

Come ha spiegato Andrea Magrì, 19 anni, che giocherà insieme ad altri suoi compagni della V A dell’ITIS Fermi, «credo che attraverso il calcio si possano trasmettere i valori della solidarietà, della fratellanza, della lealtà, indispensabili a tutte le persone che, dopo un esilio forzato, sono senza casa, famiglia e certezze». Dello stesso parere la responsabile del Centro Enea per l’ente gestore Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e San Grifone, Rosa Perrotta, che aggiunge: «Giocare, per i rifugiati, significa essere considerati normali. Può sembrare una affermazione banale ma non lo è dal momento che a questi giovani è stata negata l’età dei giochi, della spensieratezza, della gioia incondizionata. Ma significa anche uscire fuori dall’isolamento, dal proprio drammatico vissuto. Giocare con coetanei italiani significa concretizzare il processo di integrazione».

A dare il messaggio di benvenuto ai giocatori e al pubblico, durante la partita di stasera, sarà il ministro della Gioventù Giorgia Meloni. Mentre da bordo campo commenteranno la partita Federico Ghilardi, Maya Amenduni e Simone Conte, voci della trasmissione di Gianni Elsner “Te lo faccio vedere chi sono io”, in onda su Radio Sei, media partner dell’evento. Interverranno anche Gianluca Di Girolami, presidente del Liberi Nantes Football Club, la prima squadra di calcio interamente composta da giocatori vittime di migrazione forzata, e alcuni rappresentanti di Shoot For Change, una piattaforma che unisce iniziative di fotografi, artisti e designer con l’obiettivo di contribuire a migliorare la vita di ognuno.

18 giugno 2010

lunedì 24 maggio 2010

Torneo Giovanni Paolo II, in campo le parrocchie

da Roma Sette.it

Presentata la prima edizione della Coppa Acli intitolata a Papa Wojtyla, che sarà assegnata insieme alla Coppa Fair play dopo un confronto in 4 gironi di calcio a 5 a cui partecipano 28 squadre di Giorgia Gazzetti

“Nulla è impossibile”, “Non abbiate paura”, “Gli ultimi saranno i primi”, “Tutto è Grazia”, “Sarete miei testimoni”. Sono solo alcune delle frasi che saranno stampate sulle maglie delle 28 squadre partecipanti al I torneo interparrocchiale di calcio a 5 dedicato a Giovanni Paolo II. Divise in 4 gironi, Nord, Sud-Centro, Ovest ed Est, le squadre con il calendario delle partite (http://www.usacliroma.it/) sono state presentate sabato 22 maggio in una conferenza stampa, presso la Sala Rossa del Vicariato di Roma. Promosso e organizzato dall’Unione sportiva Acli e dalle Acli di Roma, in collaborazione con l’Ufficio per la pastorale del tempo libero, del turismo e dello sport del Vicariato di Roma, con il patrocinio del Comune, il torneo Giovanni Paolo II si caratterizza per la sua diversità rispetto alle altre competizioni sportive. Innanzitutto due i premi in palio: la Coppa Acli Giovanni Paolo II e la Coppa Fair Play.

Come spiega Gianluigi De Palo, presidente Acli di Roma «quest’anno nei campi di calcio, a livello nazionale, abbiamo assistito troppo spesso a delle vere esagerazioni dialettiche, ad esempi di violenza inaccettabile». Il torneo, dunque, è nato per «andare oltre l’aspetto parziale del calcio, per unire le persone e promuovere anche l’aspetto morale e valoriale di questo sport. Vogliamo diventare, insomma, un modello di correttezza e di sano agonismo per dimostrare che si può giocare divertendosi. Anche per questa ragione, insieme al sindaco Alemanno (assente alla conferenza per un grave lutto famigliare) abbiamo pensato che la finale dovrà essere giocata in un luogo simbolo di Roma».

Mirata anche la scelta dell’età dei partecipanti, tra i 18 e i 45 anni. Si tratta, rileva Luca Serangeli, presidente dell’Unione sportiva delle Acli di Roma, di una scelta fatta proprio per «coinvolgere quella generazione di giovani e di adulti che rappresenta il popolo delle Giornate mondiali della gioventù, che quest’anno hanno celebrato i 25 anni di vita da quando sono state istituite da Giovanni Paolo II». Un’occasione, quindi, per unire il mondo dei ragazzi e degli adulti, che al posto degli sponsor indosseranno sul petto una frase del Vangelo o di un Santo. «Ed è con lo stesso spirito - prosegue De Palo - che abbiamo pensato di assegnare due coppe dello stesso valore e di pari dignità, una per la squadra vincente ed una per quella che si è contraddistinta per la sua sportività, per il suo atteggiamento costruttivo, per aver portato sul campo, come nella vita, lealtà, sincerità e correttezza». I

ncontro, formazione ed educazione. Sono le tre parole chiave di questa iniziativa, definita anche la “Champions Acli della sportività”. «Questo torneo - racconta monsignor Piergaetano Lugano, direttore Ufficio per la pastorale del tempo libero, del turismo e dello sport del Vicariato di Roma - vuole essere un modo nuovo di fare calcio». L’obiettivo è proprio quello di «trasmettere i valori autentici dello sport alla luce del Vangelo ed è significativo, in questa ottica, che ogni squadra abbia scelto una frase del Vangelo da indossare sulle proprie divise». Si tratta di un «invito a ricordarsi di essere cristiani e di agire sempre come tali. Mi auguro - conclude monsignor Lugano - che sia l’inizio di un grande coinvolgimento tra le parrocchie e che vivano questa esperienza come occasione per fare comunità, per conoscersi e favorire l’integrazione tra realtà e territori spesso lontani e diversi tra loro».

Ma cosa ne pensano i veri protagonisti del torneo? «Abbiamo accolto questa iniziativa con immenso piacere - raccontano Tommaso, capitano della squadra “Tutto posso in Lui” della parrocchia San Gelasio, e Antonio, capitano di “Ti darò autorità su molto” della parrocchia San Giuseppe da Copertino - perché partecipiamo ad un torneo sportivo che mira a far vivere anche in campo lo spirito di amicizia e di fratellanza che respiriamo nei nostri oratori».

lunedì 17 maggio 2010

Cresimandi, «Siete i discepoli del Signore»!

da Roma Sette.it

Mille giovani, 100 animatori e catechisti, 53 le parrocchie coinvolte. Sono questi i numeri della Festa dei cresimandi 2010, che si è tenuta sabato 15 maggio nel porticato del Vicariato di Roma di Giorgia Gazzetti

Quasi 1.000 giovani provenienti da 53 parrocchie capitoline e un centinaio tra animatori e catechisti si sono incontrati a San Giovanni in Laterano, sabato 15 maggio alle ore 15.30, per l’ormai consueta e attesa Festa dei cresimandi, nonostante la pioggia incessante. Una giornata di canti, preghiera, musica e giochi: Protagonisti: i ragazzi che nei prossimi mesi riceveranno il sacramento della confermazione, o che lo hanno ricevuto in questo anno pastorale. Giallo, verde, blu, rosa, rosso, fucsia, celeste, arancione i colori delle 25 squadre che si sono sfidate nei vari tornei e gare, sotto la guida di don Daniele Salera, assistente al Seminario Maggiore. Minimo comune denominatore della giornata: la sana competizione e il tema della festa “Radici che portano frutto come alberi lungo corsi d’acqua” .

«Come la forza di un albero sta nelle radici che prendono continuamente vita dall’acqua, allo stesso modo la vita di un cristiano prende continuamente vita dalla parola del Signore». A spiegarlo monsignor Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio catechistico del Vicariato, che aggiunge «il sacramento della cresima ci insegna a trasformare i problemi in occasioni. Oggi (15 maggio 2010), ad esempio, grazie alla pioggia abbiamo avuto la possibilità di ammirare la bellezza dei quadriportici antichi del Vicariato dove ci siamo trasferiti per svolgere le attività esterne. È bello vedere come il Vicariato sia la casa di tutti visto che dovrebbe essere sempre il luogo di riferimento per i fedeli».

L’atmosfera di gioia e di spensieratezza ha contagiato anche gli animatori e i catechisti che hanno accompagnato i ragazzi. «Sono felice di partecipare per la terza volta consecutiva a questo evento - racconta Paolo, seminarista, che è insieme a 11 ragazzi della parrocchia Beata Teresa di Calcutta - perché è un modo per vivere il catechismo in un’ottica di condivisione della preghiera ma anche del gioco». Della stessa idea Tiziana, catechista al Santissimo Redentore, che partecipa alla festa per la prima volta: «Si tratta di un momento altamente educativo in cui ragazzi provenienti da diverse parrocchie romane e realtà territoriali si incontrano, giocano, dialogano, scoprendo il valore della conoscenza, dell’apertura e dell’amicizia».

Suor Pia, invece, catechista presso la parrocchia dell’Immacolata e San Giovanni Berchmans è riuscita a coinvolgere i suoi 28 ragazzi, durante le ore di catechismo, spiegando i doni dello Spirito Santo con un linguaggio moderno e vicino agli adolescenti, utilizzando cioè le canzoni, i film che si ispirano al senso stesso dei doni. «È la seconda volta che partecipiamo a questa festa. È un’esperienza bellissima in cui i ragazzi si incontrano con i coetanei e con l’amico Gesù». Ma come fa notare don Massimo della parrocchia di San Cleto «bisogna fare più attenzione alle esigenze dei più grandi che faticano ad integrarsi e a coinvolgersi nei giochi, pensati per i più piccoli».

Due, inoltre, i momenti dedicati alla preghiera e alla riflessione. Il primo alle 16.30 insieme al cardinale vicario Agostini Vallini che accolto dal brano “E la strada si apre”si è radunato intorno ai cresimandi per spiegare loro l’importanza della confermazione. «Sono vescovo da 21 anni e ho celebrato il sacramento della confermazione a più di 25mila ragazzi. Ma a volte molti dei vostri coetanei hanno vissuto questo momento come una tappa obbligata, senza fede. In questi casi parlo di “sacramento dell’arrivederci”. Invece la cresima è un momento pensato, voluto in cui si diventa consapevoli dell’amore infinito di Dio». Grazie a questa certezza «è possibile condurre una vita felice insieme agli altri, iniziare un cammino responsabile con il cuore e con la testa. Pregherò il Signore – ha concluso - affinché vi faccia il dono di innamorarvi del libro del Vangelo che deve diventare il libro della vostra preghiera, una guida con cui affrontare la vita e gli ostacoli che incontrerete».

Il secondo momento è stato quello della liturgia della Parola celebrata all’interno della basilica da don Dario Gervasi, vicerettore del Seminario Romano Maggiore. «Voi - ha dichiarato don Dario rivolgendosi ai cresimandi - sarete riempiti della forza dello Spirito Santo che scende su di voi e dentro di voi nascerà un fuoco che, se coltivato, riscalderà il cuore della gente. Ma ricordatevi che Dio aspetta il vostro sì per darvi il suo dono».

17 maggio 2010

giovedì 13 maggio 2010

Cresimandi attenti ai semi della Parola

da RomaSette.it

Si terrà il 15 maggio 2010 la IX edizione della Festa dei cresimandi, momento di gioia e di condivisione per i giovani delle parrocchie a San Giovanni in Laterano. Monsignor Lonardo: spiegheremo il valore della Confermazione di Giorgia Gazzetti

Giochi, preghiera e condivisione. È questo il filo rosso della Festa dei cresimandi che, giunta ormai alla sua IX edizione, rappresenta un momento atteso dai giovani delle parrocchie per vivere la fede insieme. Il 15 maggio prossimo, a partire dalle ore 15.30, circa mille ragazzi, infatti, popoleranno la piazza e la basilica di San Giovanni dove «in un’atmosfera di festa e di allegria - racconta monsignor Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio catechistico del Vicariato - verrà spiegato loro il valore del sacramento della confermazione che riceveranno nei prossimi mesi e il significato del tema della giornata: "Radici che portano frutto. Come alberi lungo corsi d’acqua", tratto dal Salmo 1».

L’obiettivo della giornata, dichiara don Daniele Salera, che ha curato l’organizzazione per conto dell’Ufficio diocesano, è quello di «stimolare nei ragazzi un’attenzione verso la Parola del Signore, rendendola accessibile al loro sguardo e ai loro interessi. Attraverso il materiale inviato alle parrocchie in preparazione alla Festa, abbiamo voluto far capire che i bisogni dei nostri ragazzi possono trovare risposta e ascolto nella lettura della Bibbia».

Proprio come ha suggerito il cardinale vicario Agostino Vallini esortando alla pratica della lectio divina, in seguito all’invito di Papa Benedetto XVI ad «educare le comunità all’ascolto orante della Parola del Signore», in occasione del Convegno diocesano dello scorso maggio. Intenso il programma della giornata. A partire dal primo pomeriggio, i ragazzi, divisi in 30 gruppi, si sfideranno nei giochi tradizionali del tiro alla fune, della pallacanestro e della pallavolo, guidati e animati dai volontari delle parrocchie capitoline.

Due, invece, i momenti dedicati alla riflessione e al raccoglimento spirituale. «Alle 16.30 - spiega don Daniele - il cardinale Vallini saluterà i ragazzi in piazza per ribadire l’importanza di vivere la comunione e la missione. Invece don Dario Gervasi, vicerettore del Seminario Romano Maggiore, accoglierà, con la preghiera, i ragazzi nella cattedrale». Si tratta di un momento significativo «anche perché nella basilica lateranense i ragazzi - aggiunge monsignor Lonardo - incontrano il passato e il presente della storia di Roma.

Infatti è proprio a San Giovanni che si trova il battistero lateranense, il primo luogo pubblico in cui i fedeli sono stati battezzati senza immergersi nel Tevere. La fede - prosegue - ha bisogno di vera riflessione e di vita comune e la Festa dei cresimandi è un momento di gioia e di condivisione in cui i giovani hanno sempre manifestato il loro desiderio di imparare, di conoscere e di vivere nella fede». E conclude, il direttore dell’Ufficio catechistico, sottolineando che «la Cresima non è semplicemente un sacramento in cui il credente conferma la sua fede verso Dio ma è un atto con cui Dio stesso conferma il suo amore per l’uomo».

13 maggio 2010

martedì 6 aprile 2010

"Terremoto zeronove", gli aquilani si raccontano

da Roma Sette.it

Il libro-diario di tre giovani del capoluogo abruzzese: come sono cambiate le loro vite dopo la scossa che ha devastato la città e causato 308 vittime di Giorgia Gazzetti

Le manifestazioni del ricordo. Sono partite ufficialmente nel tardo pomeriggio di ieri (5 aprile) per commemorare, attraverso canti, musica, immagini e spettacoli, le 308 vittime del terremoto che, un anno fa, ha devastato una città, L’Aquila, e spezzato la vita di un intero popolo. «Alle ore 22 la città si è illuminata - racconta, commosso, l’aquilano Emiliano Dante, “ex” docente di Cinema, fotografia e televisione presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Aquila - grazie alle quattro fiaccolate che partite da quattro punti nevralgici della periferia si sono riunite a Fontana Luminosa per raggiungere uno dei luoghi simbolo della tragedia, Piazza Duomo, dove alle 3.32 sono stati letti i nomi delle vittime, ricordate anche con i rintocchi delle campane».

Una folla umana che si è riversata nelle piazze, nei vicoli, nelle strade proprio come un anno fa quando la città era ridotta a fumo e macerie. «A piazza Palazzo ci sono già molte persone, più della metà in pigiama, molti a piedi nudi, tutti con i capelli bianchi di calcinacci. Tremano di freddo e di paura. Con papà iniziamo a fare battute - siamo malati di ironia. Stridiamo con la tensione generale […] Arrivo a Piazza Duomo con l’idea di attendere l’alba per iniziare a scattare le prime foto. Nel frattempo vedo gente che conosco. Ci si chiede tutti come sta casa, ossessivamente». Emiliano racconta così il “suo” terremoto, in un libro-diario intitolato “Terremoto zeronove. Diari da un sisma”, scritto subito dopo il 6 aprile insieme a Massimiliano Laurenzi, già autore di “Paradiso dei Polli” e di diverse pièce teatrali, e Valentina Nanni, specializzanda in neuropsichiatria infantile.

L’obiettivo è «documentare quello che è successo - spiega Emiliano -. Ho immortalato con la mia macchina fotografica pezzi di vita e di luoghi del post terremoto non solo attraverso le parole ma anche con le oltre 50 immagini pubblicate nel libro». Dedicato a Lucilla Muzi, braccio destro dell’editore Edoardo Caroccia, e a tutte le vittime del sisma, il libro racconta, attraverso gli occhi dei tre protagonisti fatti, emozioni, silenzi, indignazione, paure ed ansie vissute prima, durante e dopo le 3.32 di dodici mesi fa.

«Rispetto ad un anno fa, quando mi sembrava di vivere in una barricata - prosegue Emiliano - sono cambiate molte cose, le condizioni di vita sono diverse. E in primis sono cambiato io. Prima ero una persona molto stanziale, come la maggior parte degli aquilani, ora sono un nomade: vivo tra L’Aquila e Perugia e nel giro di pochi mesi ho percorso ben 25.000 km con la macchina, in giro per l’Italia. L’Aquila, purtroppo, appare ancora come una città bombardata: migliaia di persone vivono sulle coste; passeggiando per la città ci sono ancora le macerie; quasi niente è tornato alla normalità. Io sono tornato a L’Aquila da un mese, vivo nella casetta di legno dopo aver vissuto 6 mesi nelle tendopoli e 4 sulla costa. Sono consapevole che la mia terra non tornerà più come prima. Ma bisogna accettarlo e ripartire da questo tragico episodio, che non si può cancellare, per far maturare la città, che ha problemi di identità e fatica a rivitalizzare l’economia e il tessuto sociale».

Come spiega Massimiliano:«L’Aquila è diventata una città di non luoghi. Abbiamo bisogno che ci vengano restituiti quei luoghi come le piazze, i vicoli, le fontane, in cui ci riconosciamo e amiamo incontrarci. Prima del terremoto, la città ruotava intorno al centro storico, dove si svolgevano le attività, le questioni burocratiche. Ora la città è dislocata lungo tutta la periferia. Sembra un arcipelago di cose forzatamente disorganizzate. Ma la periferia non era attrezzata prima del 6 aprile e non lo è adesso a maggior ragione. È come se un giocatore di serie D dovesse all’improvviso sostituirne uno di serie A. Purtroppo la ricostruzione deve ancora iniziare, non è finita quando sono state consegnate le casette servite, esclusivamente, per fronteggiare l’emergenza».

«Sono cambiata in tanti aspetti e tante di quelle volte dal 6 aprile scorso - racconta Valentina, che oggi vive a Londra, dove sta facendo ricerca in ambito psichiatrico - che descrivere il mio percorso richiederebbe un altro diario. Quello che di certo posso affermare è che oggi la mia capacità di portare avanti le cose in cui credo è più spiccata e la mia tristezza e malinconia sono più profonde, come se avessero messo le radici di un albero secolare».

6 aprile 2010

sabato 3 aprile 2010

E' on line il numero di aprile 2010 di Flash Magazine

Leggete il numero di aprile 2010 di Flash Magazine!

Il mio articolo del mese è:

- Storie di morti bianche e di infortuni nella Mostra Fotografica ANMIL "NO! contro il dramma degli incidenti sul lavoro"

Buona lettura!

Giorgia