Clicca sul titolo e leggi il mio articolo pubblicato su Roma Sette del 14 marzo 2010 a p. 3!
Giorgia
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sabato 8 maggio 2010
venerdì 19 febbraio 2010
Disabili e normodotati al "Cinema senza barriere"
da Romasette.it
Al Cinema dei Piccoli l'iniziativa promossa da Raggio Verde Sottotitoli. In sala un sistema di cuffie e un videoproiettore con i sottotitoli consente a non udenti e non vedenti di fruire del film di Giorgia Gazzetti
«Le diversità esistono ma la volontà pareggia i conti». E Gerry Longo, 32 anni, originario di Locri ma residente a Roma, cieco sin dalla nascita a causa di un glaucoma congenito, lo dimostra ogni giorno facendo diventare la sua disabilità un punto di forza. Sin da piccolo, ha coltivato numerosi hobbies come le arti marziali, lo sci e la vela. Da alcuni anni gestisce un laboratorio teatrale, adora il mondo del cinema ed è stato anche speaker radiofonico. Ex concorrente del Grande Fratello 9, Gerry attualmente organizza “cene al buio” in cui i vedenti sono serviti da camerieri non vedenti. Un curriculum vincente che gli ha permesso di diventare il testimonial della rassegna “Cinema senza barriere”. Patrocinata dal Comune di Roma e realizzata con il contributo della Regione Lazio, sarà inaugurata domenica 21 febbraio, alle 11, al Cinema dei Piccoli a Villa Borghese (viale della Pineta, 15) con la proiezione del film “Gli abbracci spezzati” di Pedro Almodovar.
In sala, grazie ad accorgimenti tecnici, siederanno insieme non vedenti, non udenti e persone normodotate. «Il progetto, che rientra nelle attività dell’Aiace di Milano – spiega Piero Clemente, direttore tecnico della rassegna e promotore attraverso Raggio Verde Sottotitoli (società che si occupa di sottotitoli per il cinema, per il teatro, per la lirica) – mira all’abbattimento delle barriere che impediscono alle persone con disabilità della vista e dell’udito di fruire degli spettacoli cinematografici negli stessi modi e negli stessi spazi delle persone normodotate. Non a caso il sottotitolo del progetto è “tutti insieme, stessa sala, stesso film”».
L’iniziativa, giunta ormai alla sua terza edizione, è presente in sole tre città: Milano, Roma e Bari. In pratica, un videoproiettore per la proiezione dei sottotitoli, un sistema di cuffie ad onde radio o infrarossi, un sistema di collegamento tra il proiettore e il sistema, un computer che gestisce tutte queste attività e tanta buona volontà basterebbero a rendere accessibili tutti i cinema italiani a chi privo della vista o dell’udito, vede o sente attraverso i suoni e le immagini. «Stiamo cercando di estendere il progetto ad altre città – aggiunge Clemente – siamo in contatto con alcune amministrazioni pubbliche ma sono arrivate diverse risposte negative. Comunque, siamo certi che il tempo offrirà a tutti la sensibilità necessaria per accettare il progetto non come un evento “speciale” ma come una normale prassi per la programmazione cinematografica e teatrale».
Cinema Senza Barriere, nato nel 2005 da un progetto pilota curato da Raggio Verde Sottotitoli il cui obiettivo era favorire l’abbattimento delle barriere generate dalle disabilità sensoriali, oggi rappresenta, in Italia, un’esperienza unica che mette in comunicazione tra loro mondi diversi. «Grazie a questa rassegna – sottolinea ancora Gerry Longo – ognuno di noi può andare al cinema con la propria individualità e disabilità. Il disabile esce dall’isolamento in cui spesso è condannato, la conoscenza del diverso e l’integrazione tra normodotati e disabili è facilitata. Amo ripetere sempre – conclude il testimonial – che certe cose si apprezzano meglio ad occhi chiusi. Anche “ascoltare” un film ha i suoi vantaggi. Come nella vita, si colgono musiche, dialoghi, silenzi in modo diverso e più interiore».
La programmazione della prima metà del 2010 al Cinema dei Piccoli prevede, dopo “Gli abbracci spezzati” di Pedro Almodovare, martedì 23 marzo, alle ore 17.30, “The informant” di Steven Soderbergh; giovedì 22 aprile, ore 17.30, “Flash of genius” di Marc Abraham; lunedì 17 maggio, ore 17.30, “Io, loro e Lara” di Carlo Verdone; martedì 15 giugno, ore 17.30, “Il concerto” di Radu Mihaileanu. L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti.
Per maggiori informazioni sulla rassegna o per prenotare le cuffie: 06.8553485; info@cinemadeipiccoli.it
Al Cinema dei Piccoli l'iniziativa promossa da Raggio Verde Sottotitoli. In sala un sistema di cuffie e un videoproiettore con i sottotitoli consente a non udenti e non vedenti di fruire del film di Giorgia Gazzetti
«Le diversità esistono ma la volontà pareggia i conti». E Gerry Longo, 32 anni, originario di Locri ma residente a Roma, cieco sin dalla nascita a causa di un glaucoma congenito, lo dimostra ogni giorno facendo diventare la sua disabilità un punto di forza. Sin da piccolo, ha coltivato numerosi hobbies come le arti marziali, lo sci e la vela. Da alcuni anni gestisce un laboratorio teatrale, adora il mondo del cinema ed è stato anche speaker radiofonico. Ex concorrente del Grande Fratello 9, Gerry attualmente organizza “cene al buio” in cui i vedenti sono serviti da camerieri non vedenti. Un curriculum vincente che gli ha permesso di diventare il testimonial della rassegna “Cinema senza barriere”. Patrocinata dal Comune di Roma e realizzata con il contributo della Regione Lazio, sarà inaugurata domenica 21 febbraio, alle 11, al Cinema dei Piccoli a Villa Borghese (viale della Pineta, 15) con la proiezione del film “Gli abbracci spezzati” di Pedro Almodovar.
In sala, grazie ad accorgimenti tecnici, siederanno insieme non vedenti, non udenti e persone normodotate. «Il progetto, che rientra nelle attività dell’Aiace di Milano – spiega Piero Clemente, direttore tecnico della rassegna e promotore attraverso Raggio Verde Sottotitoli (società che si occupa di sottotitoli per il cinema, per il teatro, per la lirica) – mira all’abbattimento delle barriere che impediscono alle persone con disabilità della vista e dell’udito di fruire degli spettacoli cinematografici negli stessi modi e negli stessi spazi delle persone normodotate. Non a caso il sottotitolo del progetto è “tutti insieme, stessa sala, stesso film”».
L’iniziativa, giunta ormai alla sua terza edizione, è presente in sole tre città: Milano, Roma e Bari. In pratica, un videoproiettore per la proiezione dei sottotitoli, un sistema di cuffie ad onde radio o infrarossi, un sistema di collegamento tra il proiettore e il sistema, un computer che gestisce tutte queste attività e tanta buona volontà basterebbero a rendere accessibili tutti i cinema italiani a chi privo della vista o dell’udito, vede o sente attraverso i suoni e le immagini. «Stiamo cercando di estendere il progetto ad altre città – aggiunge Clemente – siamo in contatto con alcune amministrazioni pubbliche ma sono arrivate diverse risposte negative. Comunque, siamo certi che il tempo offrirà a tutti la sensibilità necessaria per accettare il progetto non come un evento “speciale” ma come una normale prassi per la programmazione cinematografica e teatrale».
Cinema Senza Barriere, nato nel 2005 da un progetto pilota curato da Raggio Verde Sottotitoli il cui obiettivo era favorire l’abbattimento delle barriere generate dalle disabilità sensoriali, oggi rappresenta, in Italia, un’esperienza unica che mette in comunicazione tra loro mondi diversi. «Grazie a questa rassegna – sottolinea ancora Gerry Longo – ognuno di noi può andare al cinema con la propria individualità e disabilità. Il disabile esce dall’isolamento in cui spesso è condannato, la conoscenza del diverso e l’integrazione tra normodotati e disabili è facilitata. Amo ripetere sempre – conclude il testimonial – che certe cose si apprezzano meglio ad occhi chiusi. Anche “ascoltare” un film ha i suoi vantaggi. Come nella vita, si colgono musiche, dialoghi, silenzi in modo diverso e più interiore».
La programmazione della prima metà del 2010 al Cinema dei Piccoli prevede, dopo “Gli abbracci spezzati” di Pedro Almodovare, martedì 23 marzo, alle ore 17.30, “The informant” di Steven Soderbergh; giovedì 22 aprile, ore 17.30, “Flash of genius” di Marc Abraham; lunedì 17 maggio, ore 17.30, “Io, loro e Lara” di Carlo Verdone; martedì 15 giugno, ore 17.30, “Il concerto” di Radu Mihaileanu. L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti.
Per maggiori informazioni sulla rassegna o per prenotare le cuffie: 06.8553485; info@cinemadeipiccoli.it
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martedì 30 giugno 2009
L'infanzia spezzata dei bambini soldato
di Giorgia Gazzetti
Grace, dall'Uganda, e Kon, reclutato dai militari in Sudan, raccontano la propria terribile esperienza in un convegno in Campidoglio. Oltre 250mila minori coinvolti nei conflitti nel mondo
«La mia storia è soltanto una tra le migliaia di storie che ancora non avete mai sentito». Grace Akallo, ex bambina-soldato originaria dell’Uganda, è a Roma per il convegno internazionale “Bambini e giovani colpiti dai conflitti armati: ascoltare, capire, agire”, tenutosi ieri (23 giugno 2009) nella sala della Protomoteca del Campidoglio e promosso dal ministero degli Esteri e dal Comune in collaborazione con Onu, Unicef e Save the Children. Immagini di vite spezzate ma piene di speranza di tanti bambini-soldato sono state immortalate nella mostra fotografica “Bambini di guerra: infanzia spezzata”, inaugurata in piazza del Campidoglio prima dell’inizio del convegno ed aperta al pubblico fino al 29 giugno.
Secondo le stime fornite da Onu e Save the Children, sono 250mila i bambini coinvolti in conflitti in tutto il mondo. Impiegati come combattenti, messaggeri, spie, facchini e cuochi vengono proiettati nel mondo adulto della violenza, delle armi, del sangue, delle minacce e della morte. Privati dell’amore e della protezione delle proprie famiglie combattono una guerra che non hanno mai voluto e che difficilmente comprendono. Le bambine e le ragazze, costrette a diventare “donne” troppo precocemente, sono le vittime preferite del branco per stupri e violenze. Oltre un miliardo di bambini, ovvero un sesto della popolazione mondiale, vive nei 42 paesi colpiti , dal 2002 ad oggi, da guerre e guerriglie. Sono 14,2 milioni i piccoli sfollati e rifugiati a causa dei conflitti su un totale di 24,5 milioni di sfollati nel mondo. Il 41% delle vittime, inoltre, ha meno di 18 anni. Almeno un dato positivo sembra esserci: sono oltre 100mila i bambini-soldato smobilitati dal 1998 e reintegrati nel tessuto sociale dei rispettivi Paesi.
Ma «ci sono decine e decine di gruppi armati - denuncia Grace - che continuano a distruggere la vita dei bambini in molte zone del mondo». Come è successo a lei, in prima persona. Il 9 ottobre 1996 Grace viene catturata dalla Lord’s Resistance Army e prelevata dal college nel nord dell’Uganda in cui i suoi genitori l’hanno mandata, dopo la scuola elementare, per garantirle un futuro migliore e proseguire gli studi. Delle 138 ragazzine rapite insieme a Grace, 109 si salvano quasi subito. Grace, invece, subisce stupri e violenze. «Prima d’allora - continua la ragazza - non avevo mai conosciuto un uomo». Ma poi riesce a salvarsi. Il dolore, una ferita troppo grande da rimarginare e il ricordo di quella orribile esperienza spingono Grace e Kon Kelei, ex bambino-soldato del Sudan, a fondare, lo scorso novembre, Nypaw - Network of Young people affected by war. Appoggiato dall’Italia e presentato all’Onu insieme all’Unicef e alle ong impegnate nel settore, il network di ex bimbi soldato nasce per aiutare chi cade nella trappola degli adulti senza pietà.
«Nypaw è qui oggi - spiega Grace - per testimoniare e raccontarvi la sofferenza di questi bambini. Nessun bambino merita questo strazio». Kon, al suo fianco, aggiunge: «Non abbiamo fondato questa rete per autocelebrarci ma per comunicare al mondo intero che c’è ancora speranza e che i bambini traumatizzati dalla guerra possono essere recuperati e diventare importanti cittadini del mondo».
Il sindaco Gianni Alemanno ha ricordato che «la definizione di bambino-soldato racchiude in sé un odioso paradosso, perché rinunciare al valore dell’infanzia è il simbolo ultimo della rinuncia al futuro. Affrontare il problema a livello mondiale ha dei riflessi anche sul nostro tessuto sociale». Ognuno di questi piccoli sfruttati dalla guerra merita di poter vivere una seconda vita. Ed è per questa ragione che «l’Italia - riferisce il ministro degli Esteri Franco Frattini - da anni persegue l’opera instancabile di protezione e di assistenza delle piccole vittime dei conflitti armati attraverso tre azioni mirate: la prevenzione, il recupero delle vittime e la reintegrazione nel tessuto sociale grazie ai finanziamenti della Cooperazione italiana». L’augurio è che il gioco di squadra delle forze in campo, istituzionali e non, possa concretamente aiutare le piccole vittime e proteggerle dalla spirale della sofferenza, della violenza e della guerra.
24 giugno 2009
Grace, dall'Uganda, e Kon, reclutato dai militari in Sudan, raccontano la propria terribile esperienza in un convegno in Campidoglio. Oltre 250mila minori coinvolti nei conflitti nel mondo
«La mia storia è soltanto una tra le migliaia di storie che ancora non avete mai sentito». Grace Akallo, ex bambina-soldato originaria dell’Uganda, è a Roma per il convegno internazionale “Bambini e giovani colpiti dai conflitti armati: ascoltare, capire, agire”, tenutosi ieri (23 giugno 2009) nella sala della Protomoteca del Campidoglio e promosso dal ministero degli Esteri e dal Comune in collaborazione con Onu, Unicef e Save the Children. Immagini di vite spezzate ma piene di speranza di tanti bambini-soldato sono state immortalate nella mostra fotografica “Bambini di guerra: infanzia spezzata”, inaugurata in piazza del Campidoglio prima dell’inizio del convegno ed aperta al pubblico fino al 29 giugno.
Secondo le stime fornite da Onu e Save the Children, sono 250mila i bambini coinvolti in conflitti in tutto il mondo. Impiegati come combattenti, messaggeri, spie, facchini e cuochi vengono proiettati nel mondo adulto della violenza, delle armi, del sangue, delle minacce e della morte. Privati dell’amore e della protezione delle proprie famiglie combattono una guerra che non hanno mai voluto e che difficilmente comprendono. Le bambine e le ragazze, costrette a diventare “donne” troppo precocemente, sono le vittime preferite del branco per stupri e violenze. Oltre un miliardo di bambini, ovvero un sesto della popolazione mondiale, vive nei 42 paesi colpiti , dal 2002 ad oggi, da guerre e guerriglie. Sono 14,2 milioni i piccoli sfollati e rifugiati a causa dei conflitti su un totale di 24,5 milioni di sfollati nel mondo. Il 41% delle vittime, inoltre, ha meno di 18 anni. Almeno un dato positivo sembra esserci: sono oltre 100mila i bambini-soldato smobilitati dal 1998 e reintegrati nel tessuto sociale dei rispettivi Paesi.
Ma «ci sono decine e decine di gruppi armati - denuncia Grace - che continuano a distruggere la vita dei bambini in molte zone del mondo». Come è successo a lei, in prima persona. Il 9 ottobre 1996 Grace viene catturata dalla Lord’s Resistance Army e prelevata dal college nel nord dell’Uganda in cui i suoi genitori l’hanno mandata, dopo la scuola elementare, per garantirle un futuro migliore e proseguire gli studi. Delle 138 ragazzine rapite insieme a Grace, 109 si salvano quasi subito. Grace, invece, subisce stupri e violenze. «Prima d’allora - continua la ragazza - non avevo mai conosciuto un uomo». Ma poi riesce a salvarsi. Il dolore, una ferita troppo grande da rimarginare e il ricordo di quella orribile esperienza spingono Grace e Kon Kelei, ex bambino-soldato del Sudan, a fondare, lo scorso novembre, Nypaw - Network of Young people affected by war. Appoggiato dall’Italia e presentato all’Onu insieme all’Unicef e alle ong impegnate nel settore, il network di ex bimbi soldato nasce per aiutare chi cade nella trappola degli adulti senza pietà.
«Nypaw è qui oggi - spiega Grace - per testimoniare e raccontarvi la sofferenza di questi bambini. Nessun bambino merita questo strazio». Kon, al suo fianco, aggiunge: «Non abbiamo fondato questa rete per autocelebrarci ma per comunicare al mondo intero che c’è ancora speranza e che i bambini traumatizzati dalla guerra possono essere recuperati e diventare importanti cittadini del mondo».
Il sindaco Gianni Alemanno ha ricordato che «la definizione di bambino-soldato racchiude in sé un odioso paradosso, perché rinunciare al valore dell’infanzia è il simbolo ultimo della rinuncia al futuro. Affrontare il problema a livello mondiale ha dei riflessi anche sul nostro tessuto sociale». Ognuno di questi piccoli sfruttati dalla guerra merita di poter vivere una seconda vita. Ed è per questa ragione che «l’Italia - riferisce il ministro degli Esteri Franco Frattini - da anni persegue l’opera instancabile di protezione e di assistenza delle piccole vittime dei conflitti armati attraverso tre azioni mirate: la prevenzione, il recupero delle vittime e la reintegrazione nel tessuto sociale grazie ai finanziamenti della Cooperazione italiana». L’augurio è che il gioco di squadra delle forze in campo, istituzionali e non, possa concretamente aiutare le piccole vittime e proteggerle dalla spirale della sofferenza, della violenza e della guerra.
24 giugno 2009
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mercoledì 17 giugno 2009
Camerieri e manovali i baby-lavoratori a Roma
da Roma Sette.it
Un'inchiesta di Ires e Save the Children fa luce sulla piaga del lavoro minorile nella Capitale, ancora troppo diffuso. Il 27% dei minori coinvolti è di nazionalità italiana di Giorgia Gazzetti
Senza tutele, senza diritti e spesso senza sosta. Sono chiamati baby-lavoratori i minori, italiani e stranieri, costretti a lavorare precocemente. I soggetti maggiormente a rischio sono i ragazzini dei quartieri periferici, quelli con una famiglia problematica alle spalle, i nomadi, i minori stranieri non accompagnati o i minori comunitari appartenenti a nuclei familiari in grave stato di esclusione sociale. Un fenomeno, quello del lavoro minorile, che ben si inserisce in contesti in cui a farla da padrone sono il degrado economico-sociale , culturale ed ambientale. È questa la fotografia scattata dalla terza inchiesta sul mercato del lavoro nella Capitale, dedicata quest’anno ai “Lavori minorili nell’area metropolitana di Roma”, realizzata dall’Ires (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali) nei tre municipi romani - VIII, XII e IXX - con il più alto tasso di minori in età scolare costretti a lavorare, e da Save the Children Italia, che ha avvicinato e intervistato minori non inseriti nel contesto scolastico.
Dunque, i dati raccolti sono il frutto dell’analisi delle risposte fornite da circa 700 minori sotto i 15 anni di età. In quattro mesi, da marzo a luglio 2008, inoltre, sono state raccolte 62 storie lavorative, intervistando 42 ragazzi, di cui solo 10 femmine, tra gli 11 e i 21 anni di dieci diverse nazionalità (italiana, afgana, bengalese, cinese, egiziana, indiana, marocchina, rumena e rom). Il 41% dei ragazzi impiegati nel lavoro sommerso è di nazionalità straniera, il 27%, invece, è di nazionalità italiana. Il 28% degli intervistati lavora e frequenta contemporaneamente la scuola. Di questi, oltre il 26% ha tra i 12 e i 13 anni; il 41% fra i 13 e i 15. Ma sono pochi quelli che riescono ad assolvere l’obbligo scolastico.
Da non trascurare, pertanto, le percentuali di quanti hanno dichiarato di lavorare quasi tutti i giorni (29%) e di quelli impegnati qualche giorno alla settimana (34%), per almeno 6-9 ore al giorno. I più sfortunati, invece, lavorano anche 12 ore. Ma perché i ragazzini lavorano? Stando alle dichiarazioni, il 48% lo fa per avere più soldi in mano a causa del progressivo impoverimento della famiglia; il 43% per aiutare i genitori. Inoltre, rispettivamente nel 69% e nel 22% dei casi, i minorenni sono impiegati nelle attività dei genitori o di amici e conoscenti. Il restante, e questo è uno dei dati più preoccupanti, è coinvolto in attività illegali.
Ristorazione, edilizia, artigianato e manovalanza sono i settori in cui vengono sfruttati maggiormente i minori della Capitale. Ma spesso i ragazzi più deboli e idifesi cadono nella trappola della criminalità organizzata, della prostituzione, del combattimento clandestino, del borseggio, della mendicità, piaga, quest’ultima, che colpisce soprattutto i bambini dagli 8 ai 12 anni.
Ma lo studio, presentato ieri in Campidoglio dall’Osservatorio sull’occupazione e le condizioni del lavoro del Comune di Roma, «deve essere un valido strumento – auspica il sindaco Gianni Alemanno – per aiutare i giovani a contrastare le condizioni di degrado in cui vivono e per sfuggire alla spirale della povertà».
«L’intento dell’amministrazione – dice Davide Sbordoni, assessore comunale alla Attività produttive e al lavoro – è quello di adottare politiche che diano una via d’uscita ai minori sfruttati, ma senza criminalizzarli». D’accordo Alemanno, che spiega: «Tra le priorità c’è quella di intervenire nelle aree degradate come i campi nomadi tollerati e negli accampamenti abusivi situati nelle periferie», dove la tendenza al lavoro minorile è legata ad attività criminali. È altresì urgente «effettuare un monitoraggio di ogni situazione “irregolare” – conclude il sindaco –, potenziando le capacità di intervento affinché si possa contrastare ogni forma di abbandono scolastico, ogni forma di sfruttamento dei giovani». Per garantire ai bambini e agli adolescenti di vivere la propria età, quella dei giochi e della spensieratezza.
16 giugno 2009
Un'inchiesta di Ires e Save the Children fa luce sulla piaga del lavoro minorile nella Capitale, ancora troppo diffuso. Il 27% dei minori coinvolti è di nazionalità italiana di Giorgia Gazzetti
Senza tutele, senza diritti e spesso senza sosta. Sono chiamati baby-lavoratori i minori, italiani e stranieri, costretti a lavorare precocemente. I soggetti maggiormente a rischio sono i ragazzini dei quartieri periferici, quelli con una famiglia problematica alle spalle, i nomadi, i minori stranieri non accompagnati o i minori comunitari appartenenti a nuclei familiari in grave stato di esclusione sociale. Un fenomeno, quello del lavoro minorile, che ben si inserisce in contesti in cui a farla da padrone sono il degrado economico-sociale , culturale ed ambientale. È questa la fotografia scattata dalla terza inchiesta sul mercato del lavoro nella Capitale, dedicata quest’anno ai “Lavori minorili nell’area metropolitana di Roma”, realizzata dall’Ires (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali) nei tre municipi romani - VIII, XII e IXX - con il più alto tasso di minori in età scolare costretti a lavorare, e da Save the Children Italia, che ha avvicinato e intervistato minori non inseriti nel contesto scolastico.
Dunque, i dati raccolti sono il frutto dell’analisi delle risposte fornite da circa 700 minori sotto i 15 anni di età. In quattro mesi, da marzo a luglio 2008, inoltre, sono state raccolte 62 storie lavorative, intervistando 42 ragazzi, di cui solo 10 femmine, tra gli 11 e i 21 anni di dieci diverse nazionalità (italiana, afgana, bengalese, cinese, egiziana, indiana, marocchina, rumena e rom). Il 41% dei ragazzi impiegati nel lavoro sommerso è di nazionalità straniera, il 27%, invece, è di nazionalità italiana. Il 28% degli intervistati lavora e frequenta contemporaneamente la scuola. Di questi, oltre il 26% ha tra i 12 e i 13 anni; il 41% fra i 13 e i 15. Ma sono pochi quelli che riescono ad assolvere l’obbligo scolastico.
Da non trascurare, pertanto, le percentuali di quanti hanno dichiarato di lavorare quasi tutti i giorni (29%) e di quelli impegnati qualche giorno alla settimana (34%), per almeno 6-9 ore al giorno. I più sfortunati, invece, lavorano anche 12 ore. Ma perché i ragazzini lavorano? Stando alle dichiarazioni, il 48% lo fa per avere più soldi in mano a causa del progressivo impoverimento della famiglia; il 43% per aiutare i genitori. Inoltre, rispettivamente nel 69% e nel 22% dei casi, i minorenni sono impiegati nelle attività dei genitori o di amici e conoscenti. Il restante, e questo è uno dei dati più preoccupanti, è coinvolto in attività illegali.
Ristorazione, edilizia, artigianato e manovalanza sono i settori in cui vengono sfruttati maggiormente i minori della Capitale. Ma spesso i ragazzi più deboli e idifesi cadono nella trappola della criminalità organizzata, della prostituzione, del combattimento clandestino, del borseggio, della mendicità, piaga, quest’ultima, che colpisce soprattutto i bambini dagli 8 ai 12 anni.
Ma lo studio, presentato ieri in Campidoglio dall’Osservatorio sull’occupazione e le condizioni del lavoro del Comune di Roma, «deve essere un valido strumento – auspica il sindaco Gianni Alemanno – per aiutare i giovani a contrastare le condizioni di degrado in cui vivono e per sfuggire alla spirale della povertà».
«L’intento dell’amministrazione – dice Davide Sbordoni, assessore comunale alla Attività produttive e al lavoro – è quello di adottare politiche che diano una via d’uscita ai minori sfruttati, ma senza criminalizzarli». D’accordo Alemanno, che spiega: «Tra le priorità c’è quella di intervenire nelle aree degradate come i campi nomadi tollerati e negli accampamenti abusivi situati nelle periferie», dove la tendenza al lavoro minorile è legata ad attività criminali. È altresì urgente «effettuare un monitoraggio di ogni situazione “irregolare” – conclude il sindaco –, potenziando le capacità di intervento affinché si possa contrastare ogni forma di abbandono scolastico, ogni forma di sfruttamento dei giovani». Per garantire ai bambini e agli adolescenti di vivere la propria età, quella dei giochi e della spensieratezza.
16 giugno 2009
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