dal settimanale Roma Sette del 20 dicembre 2009
Apre la mensa per i poveri a San Giuseppe Cottolengo di Giorgia Gazzetti
(http://www.romasette.it/uploads/PDdownloads/n._45_del_20_dicembre_2009.pdf)
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mercoledì 27 gennaio 2010
giovedì 7 gennaio 2010
Viva la Befana in piazza San Pietro
da Romasette.it
La 25ª edizione dello storico corteo. Oltre 400 figuranti arrivati dalla Ciociaria per uno spettacolare presepe vivente. I Re Magi porteranno doni alla Casa pontificia di Giorgia Gazzetti
«La Befana è proprio 'na vecchietta ma è più dorce de 'na regazzina, che gioia quanno mette 'na carsetta ar posto de 'na piccola carzina[/i]». Sono i primi versi della poesia del romano Gaetano Camillo in occasione della XXV edizione di Viva La Befana, organizzata dall’Associazione Europae Fami.Li.A., Famiglie libere associate d’Europa, in collaborazione con l’amministrazione locale, numerose famiglie, insegnanti e associazioni di volontariato. Animerà domani (6 gennaio 2010), a partire dalle 10.50, da via della Conciliazione fino a Piazza San Pietro, dove il Papa celebrerà l’Angelus, un corteo storico-folcloristico di 1.500 persone, formato anche da 250 bambini (il numero più alto registrato finora), provenienti, quest’anno, da Fiuggi, Alatri e Vico nel Lazio, tre storici comuni della Ciociaria.
Al termine i Re Magi, che sfileranno in corteo sulle tradizionali portantine orientali, con sontuosi abiti confezionati da Antonella Mercuri Proietti, saranno ufficialmente accompagnati insieme ai tre sindaci ciociari, rispettivamente Virginio Bonanni, Costantino Magliocca e Claudio Guerriero, alla Casa pontificia per consegnare a Benedetto XVI i tradizionali doni.
Nata per ripristinare la festa civile dell’Epifania, «Viva la Befana - sottolinea Sergio Balestrini, presidente di Europae Fami.Li.A. - è senza dubbio un’iniziativa folcloristica ma il suo obiettivo principale è quello di celebrare e tramandare i valori dell’Epifania. Noi identifichiamo la Befana con la nonna, perfettamente conciliabile con la cultura cristiana, come appare evidente dal logo che, ideato da un gruppo di nonni, genitori e insegnanti, ha restituito all’immagine della Befana quella di un’arzilla ma dolce vecchietta, diversa da quella di tradizione orientale che spaventa i bambini e si trova su tutte le bancarelle. Per simboleggiare l’universalità di Gesù - prosegue Balestrini - abbiamo immaginato che quest’anno i Magi siano nati in Ciociaria, esempio di prossimità a tutte le famiglie del mondo».
Pace, solidarietà, fratellanza e amore sono, da sempre, i valori portanti della manifestazione che saranno messi in scena da un presepe vivente “ciociaro” formato da 400 personaggi per omaggiare grandi e piccini. Fiuggi, Alatri e Vico nel Lazio, in questo spirito di festa e di amicizia, porteranno a Roma storia, cultura e tradizioni del proprio territorio. Sei epoche storiche rappresentate, numerosi sbandieratori, 20 figuranti a cavallo, tre bande musicali e tre gruppi di majorette, con i loro preziosi costumi, un carretto trainato, cinque plastici giganti, scenografie dei maestri infioratori daranno vita a uno spettacolo interamente ispirato alla Ciociaria e a una serie di allegorie. Presenti anche le confraternite dei tre comuni con decine di stendardi e gonfaloni. Alla fine del corteo, tre ragazze con abiti da Befana posizionate su tre auto d’epoca, consegneranno i doni ai più piccoli nel rispetto della tradizione. «Mentre l’età zitta, zitta avanza, 'nsieme all’artre cose tutte belle, dar sacco spunta 'n fiocco de speranza».
5 gennaio 2010
La 25ª edizione dello storico corteo. Oltre 400 figuranti arrivati dalla Ciociaria per uno spettacolare presepe vivente. I Re Magi porteranno doni alla Casa pontificia di Giorgia Gazzetti
«La Befana è proprio 'na vecchietta ma è più dorce de 'na regazzina, che gioia quanno mette 'na carsetta ar posto de 'na piccola carzina[/i]». Sono i primi versi della poesia del romano Gaetano Camillo in occasione della XXV edizione di Viva La Befana, organizzata dall’Associazione Europae Fami.Li.A., Famiglie libere associate d’Europa, in collaborazione con l’amministrazione locale, numerose famiglie, insegnanti e associazioni di volontariato. Animerà domani (6 gennaio 2010), a partire dalle 10.50, da via della Conciliazione fino a Piazza San Pietro, dove il Papa celebrerà l’Angelus, un corteo storico-folcloristico di 1.500 persone, formato anche da 250 bambini (il numero più alto registrato finora), provenienti, quest’anno, da Fiuggi, Alatri e Vico nel Lazio, tre storici comuni della Ciociaria.
Al termine i Re Magi, che sfileranno in corteo sulle tradizionali portantine orientali, con sontuosi abiti confezionati da Antonella Mercuri Proietti, saranno ufficialmente accompagnati insieme ai tre sindaci ciociari, rispettivamente Virginio Bonanni, Costantino Magliocca e Claudio Guerriero, alla Casa pontificia per consegnare a Benedetto XVI i tradizionali doni.
Nata per ripristinare la festa civile dell’Epifania, «Viva la Befana - sottolinea Sergio Balestrini, presidente di Europae Fami.Li.A. - è senza dubbio un’iniziativa folcloristica ma il suo obiettivo principale è quello di celebrare e tramandare i valori dell’Epifania. Noi identifichiamo la Befana con la nonna, perfettamente conciliabile con la cultura cristiana, come appare evidente dal logo che, ideato da un gruppo di nonni, genitori e insegnanti, ha restituito all’immagine della Befana quella di un’arzilla ma dolce vecchietta, diversa da quella di tradizione orientale che spaventa i bambini e si trova su tutte le bancarelle. Per simboleggiare l’universalità di Gesù - prosegue Balestrini - abbiamo immaginato che quest’anno i Magi siano nati in Ciociaria, esempio di prossimità a tutte le famiglie del mondo».
Pace, solidarietà, fratellanza e amore sono, da sempre, i valori portanti della manifestazione che saranno messi in scena da un presepe vivente “ciociaro” formato da 400 personaggi per omaggiare grandi e piccini. Fiuggi, Alatri e Vico nel Lazio, in questo spirito di festa e di amicizia, porteranno a Roma storia, cultura e tradizioni del proprio territorio. Sei epoche storiche rappresentate, numerosi sbandieratori, 20 figuranti a cavallo, tre bande musicali e tre gruppi di majorette, con i loro preziosi costumi, un carretto trainato, cinque plastici giganti, scenografie dei maestri infioratori daranno vita a uno spettacolo interamente ispirato alla Ciociaria e a una serie di allegorie. Presenti anche le confraternite dei tre comuni con decine di stendardi e gonfaloni. Alla fine del corteo, tre ragazze con abiti da Befana posizionate su tre auto d’epoca, consegneranno i doni ai più piccoli nel rispetto della tradizione. «Mentre l’età zitta, zitta avanza, 'nsieme all’artre cose tutte belle, dar sacco spunta 'n fiocco de speranza».
5 gennaio 2010
venerdì 11 dicembre 2009
Il popolo di sabbia in mostra alla Sala del Mitreo
da RomaSette.it
Gli scatti di Cristian Gennari raccontano i 34 anni di esilio dei Saharawi. Le iniziative dell'associazione Bambini+Diritti in favore del diritto all'educazione di Giorgia Gazzetti
Quaranta foto e otto parole: silenzio, accoglienza, non-terra, r-esistenza, forza, leggerezza, educazione, autodeterminazione. Sono questi gli strumenti utilizzati nella mostra fotografica “Il popolo di sabbia”, inaugurata l’altro ieri (9 dicembre 2009) presso la Sala del Mitreo (via M. Mazzacurati, 61) dall’associazione di promozione sociale Bambini+Diritti, dal XV Municipio e dalla Fondazione Mondo Digitale, per raccontare 34 anni di esilio del popolo Saharawi, costretto a vivere nei campi profughi nel deserto di Tindouf, in Algeria, in seguito all’invasione marocchina della loro terra, il Sahara Occidentale, dopo la fine del regime franchista.
Aperta al pubblico fino al 16 dicembre, sono scene di vita quotidiana e non solo, le immagini immortalate attraverso un volto, un paesaggio, una tenda, un’azione dal reporter Cristian Gennari – collaboratore di Roma Sette e di Romasette.it – in occasione di una spedizione nei campi profughi avvenuta nel marzo scorso e a cui hanno partecipato anche due studentesse romane, Almira Licina e Valeria Ronca, durante una delle fasi finali del progetto Digital Bridge. «L’obiettivo del progetto, finanziato dalla Regione Lazio – afferma Matteo Mennini, presidente di Bambini+Diritti – è quello di formare curricula informatici nelle scuole primarie dei campi profughi dei Saharawi e del Camerun, per dotare gli alunni non solo di strutture informatiche e tecnologiche basilari per utilizzare il computer ma anche di quelle competenze indispensabili per “connettersi” con il mondo».
«Il diritto all’educazione – prosegue Mennini – è un diritto fondamentale. Dal 2006, infatti, Diritti+Bambini è portavoce dei diritti negati dei bambini attraverso iniziative sociali a Roma e a Caserta (favorendo la scolarizzazione dei rom; sostenendo i minori stranieri non accompagnati), progetti di sensibilizzazione e di informazione nelle scuole romane e, ovviamente, e attraverso spedizioni nei campi profughi e l’accoglienza e l’assistenza medica, nei periodi estivi, di giovani Saharawi a Roma. Ma i Saharawi, purtroppo, stanno passando di moda – denuncia il presidente di Bambini+Diritti – per cui è importante che il mondo dello spettacolo, dei media e delle istituzioni torni a puntare i riflettori su questa emergenza umanitaria e sul diritto dei 170mila saharawi presenti ancora nei campi all’auto-determinazione, all’indipendenza e al riconoscimento della propria identità come individui e come popolo».
Da qui l’importanza di «formare i Saharawi in loco – sostiene Alfonso Molina, direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale – per permettere alle giovani leve e agli adulti di vivere nei campi con dignità e per aiutare un popolo, sostenuto per l’80% dagli aiuti umanitari delle agenzie Onu, Echo e dalla cooperazione internazionale, a preservare la propria storia, identità, lingua e cultura. I Saharawi, attraverso questo progetto devono essere collegati con il mondo per promuovere la propria causa. Si tratta – conclude Molina – di un primo passo verso la libertà e la giustizia. E questa mostra rappresenta proprio un mezzo per dare voce e visibilità ai volti e ai racconti dei Saharawi, troppo spesso dimenticati nel deserto. Per ricordare agli altri, cioè a tutti noi, che i Saharawi esistono».
Non a caso dunque «la mostra – ricorda Gianni Paris, presidente del XV Municipio e sostenitore dell’iniziativa – è stata inaugurata in occasione della Giornata Mondiale dei diritti dell’uomo. È importante ascoltare gli individui e saper mediare tra le richieste dei singoli e le necessità di una collettività. Mettere al primo posto le persone, il loro diritto a vivere in luoghi belli, armoniosi, con spazi per incontrarsi e socializzare, è una delle sfide ancora appassionanti. Una foto in particolare, con un fondo molto scuro e in primo piano la mano di un bambino intento a scrivere – prosegue Paris – credo sia esemplificativa del progetto che stiamo portando avanti. La possibilità di studiare per questi bambini fa la differenza. Da noi, quella dei piccoli, si chiama scuola dell’obbligo. Ma in quella mano non c’è nessun obbligo a scrivere. La delicatezza di quella fotografia rappresenta tutta la solennità di un diritto strappato e conquistato».
11 dicembre 2009
Gli scatti di Cristian Gennari raccontano i 34 anni di esilio dei Saharawi. Le iniziative dell'associazione Bambini+Diritti in favore del diritto all'educazione di Giorgia Gazzetti
Quaranta foto e otto parole: silenzio, accoglienza, non-terra, r-esistenza, forza, leggerezza, educazione, autodeterminazione. Sono questi gli strumenti utilizzati nella mostra fotografica “Il popolo di sabbia”, inaugurata l’altro ieri (9 dicembre 2009) presso la Sala del Mitreo (via M. Mazzacurati, 61) dall’associazione di promozione sociale Bambini+Diritti, dal XV Municipio e dalla Fondazione Mondo Digitale, per raccontare 34 anni di esilio del popolo Saharawi, costretto a vivere nei campi profughi nel deserto di Tindouf, in Algeria, in seguito all’invasione marocchina della loro terra, il Sahara Occidentale, dopo la fine del regime franchista.
Aperta al pubblico fino al 16 dicembre, sono scene di vita quotidiana e non solo, le immagini immortalate attraverso un volto, un paesaggio, una tenda, un’azione dal reporter Cristian Gennari – collaboratore di Roma Sette e di Romasette.it – in occasione di una spedizione nei campi profughi avvenuta nel marzo scorso e a cui hanno partecipato anche due studentesse romane, Almira Licina e Valeria Ronca, durante una delle fasi finali del progetto Digital Bridge. «L’obiettivo del progetto, finanziato dalla Regione Lazio – afferma Matteo Mennini, presidente di Bambini+Diritti – è quello di formare curricula informatici nelle scuole primarie dei campi profughi dei Saharawi e del Camerun, per dotare gli alunni non solo di strutture informatiche e tecnologiche basilari per utilizzare il computer ma anche di quelle competenze indispensabili per “connettersi” con il mondo».
«Il diritto all’educazione – prosegue Mennini – è un diritto fondamentale. Dal 2006, infatti, Diritti+Bambini è portavoce dei diritti negati dei bambini attraverso iniziative sociali a Roma e a Caserta (favorendo la scolarizzazione dei rom; sostenendo i minori stranieri non accompagnati), progetti di sensibilizzazione e di informazione nelle scuole romane e, ovviamente, e attraverso spedizioni nei campi profughi e l’accoglienza e l’assistenza medica, nei periodi estivi, di giovani Saharawi a Roma. Ma i Saharawi, purtroppo, stanno passando di moda – denuncia il presidente di Bambini+Diritti – per cui è importante che il mondo dello spettacolo, dei media e delle istituzioni torni a puntare i riflettori su questa emergenza umanitaria e sul diritto dei 170mila saharawi presenti ancora nei campi all’auto-determinazione, all’indipendenza e al riconoscimento della propria identità come individui e come popolo».
Da qui l’importanza di «formare i Saharawi in loco – sostiene Alfonso Molina, direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale – per permettere alle giovani leve e agli adulti di vivere nei campi con dignità e per aiutare un popolo, sostenuto per l’80% dagli aiuti umanitari delle agenzie Onu, Echo e dalla cooperazione internazionale, a preservare la propria storia, identità, lingua e cultura. I Saharawi, attraverso questo progetto devono essere collegati con il mondo per promuovere la propria causa. Si tratta – conclude Molina – di un primo passo verso la libertà e la giustizia. E questa mostra rappresenta proprio un mezzo per dare voce e visibilità ai volti e ai racconti dei Saharawi, troppo spesso dimenticati nel deserto. Per ricordare agli altri, cioè a tutti noi, che i Saharawi esistono».
Non a caso dunque «la mostra – ricorda Gianni Paris, presidente del XV Municipio e sostenitore dell’iniziativa – è stata inaugurata in occasione della Giornata Mondiale dei diritti dell’uomo. È importante ascoltare gli individui e saper mediare tra le richieste dei singoli e le necessità di una collettività. Mettere al primo posto le persone, il loro diritto a vivere in luoghi belli, armoniosi, con spazi per incontrarsi e socializzare, è una delle sfide ancora appassionanti. Una foto in particolare, con un fondo molto scuro e in primo piano la mano di un bambino intento a scrivere – prosegue Paris – credo sia esemplificativa del progetto che stiamo portando avanti. La possibilità di studiare per questi bambini fa la differenza. Da noi, quella dei piccoli, si chiama scuola dell’obbligo. Ma in quella mano non c’è nessun obbligo a scrivere. La delicatezza di quella fotografia rappresenta tutta la solennità di un diritto strappato e conquistato».
11 dicembre 2009
mercoledì 30 settembre 2009
La nuova mediateca del Centro San Luigi
da Roma Sette.it
Dopo due anni di lavori si rinnova l'istituto di cultura francese di largo Toniolo e propone, fino al 15 ottobre, due settimane di eventi a ingresso gratuito di Giorgia Gazzetti
«Rappresentare e diffondere il pensiero e la cultura cristiani d’origine francese presso tutte le persone d’ogni nazionalità residenti a Roma; ma anche far conoscere il pensiero e la cultura laica al clero ed ai religiosi d’ogni paese». Questo l’obiettivo del filosofo Jacques Maritain, allora ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, quando, nel 1945, fondò il Centro Studi San Luigi di Francia. All’età di 64 anni, il Centro si rinnova proprio per mantenere vivo lo spirito del suo fondatore attraverso la realizzazione di una mediateca. Aperta al pubblico dal 21 settembre dopo due anni di lavori, l’inaugurazione avrà luogo, dal 2 al 15 ottobre, presso l’Auditorium e la stessa mediateca del Centro (largo Toniolo, 20/22) attraverso una due settimane di manifestazioni gratuite organizzate sul tema “Parole nella città”.
Dotata di un fondo di 30mila opere, di 60 titoli di periodici, di numerosi cd e dvd disponibili al prestito, «l’idea della mediateca - spiega Jean-Luc Pouthier, direttore dell’Istituto e consigliere culturale dell’Ambasciata di Francia - parte dalla necessità di creare un dinamico centro d’informazione sulla Francia contemporanea, un luogo d’incontro, di scambio e di diffusione della cultura francofona, insomma uno spazio moderno e multimediale a disposizione dei francofili». Vetrina della Francia contemporanea, la mediateca, dunque, offre una vasta gamma di nuovi servizi: dalle informazioni turistiche per scoprire il patrimonio delle regioni francesi, il chiosco per consultare quotidiani, settimanali, mensili, riviste specialistiche e le ultime pubblicazioni dell’attualità letteraria; ad uno spazio “francese per tutti” per imparare e approfondire la conoscenza della lingua francese; uno spazio-studio per seguire i dibattiti del pensiero filosofico francese fino ad uno spazio multimediale dedicato alla canzone e al cinema (cd, dvd) con accesso libero e gratuito a internet ed ai canali della televisione francese.
«Durante la manifestazione di inaugurazione - prosegue Pouthier - si altereranno convegni, mostre, concerti e performance letterarie molto interessanti. Ospite d’onore dell’evento sarà Jacques Villeglé, artista francese di fama internazionale, che realizzerà un’opera unica, a partire dal suo alfabeto socio-politico, sulla parete d’ingresso della biblioteca-mediateca. Il 2 ottobre - aggiunge il direttore - due relatori d’eccezione, monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del pontificio Consiglio della Cultura, e Axel Kahn, genetista francese laico e agnostico, apriranno il dibattito con la conferenza “Fede e Scienza”. Un’occasione per sintetizzare quanto discusso durante tutto il 2009 dal mondo cattolico e scientifico in occasione degli anniversari delle scoperte di Galilei e Darwin».
«Sin dalle sue origini - sottolinea Pouthier - il Centro ha ospitato i dibattiti dei grandi pensatori francesi del momento, laici e teologhi, ha ricevuto le visite di alcuni Pontefici come Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, così come di uomini politici della statura del Generale De Gaulle». Attualmente, unico istituto francese presente a Roma, dopo la chiusura, nel 1995, del cosiddetto “Centro Campitelli” dell’Ambasciata francese presso il Quirinale, il Saint Louis De France svolge due tipi di attività: pedagogiche e culturali. Come unico centro di insegnamento pubblico della lingua francese sostenuto dal Ministero francese degli Affari Esteri, il centro offre una preparazione approfondita che permette di acquisire le competenze necessarie per sostenere gli esami Delf e Dalf. Creato in origine per promuovere la conoscenza del francese presso le pontificie Università, il servizio corsi richiama oggi un numero considerevole di studenti, circa 3.000 l’anno, di cui la maggior parte sono italiani. Tra le attività culturali, quelle che arricchiscono quasi quotidianamente il calendario dell’Istituto, ci sono le proiezioni cinematografiche (2 volte a settimana), le conferenze, i dibattiti, le letture, il teatro e le presentazioni d’autori. La maggior parte disponibili sia in italiano che francese, grazie a un servizio di traduzione.
30 settembre 2009
Dopo due anni di lavori si rinnova l'istituto di cultura francese di largo Toniolo e propone, fino al 15 ottobre, due settimane di eventi a ingresso gratuito di Giorgia Gazzetti
«Rappresentare e diffondere il pensiero e la cultura cristiani d’origine francese presso tutte le persone d’ogni nazionalità residenti a Roma; ma anche far conoscere il pensiero e la cultura laica al clero ed ai religiosi d’ogni paese». Questo l’obiettivo del filosofo Jacques Maritain, allora ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, quando, nel 1945, fondò il Centro Studi San Luigi di Francia. All’età di 64 anni, il Centro si rinnova proprio per mantenere vivo lo spirito del suo fondatore attraverso la realizzazione di una mediateca. Aperta al pubblico dal 21 settembre dopo due anni di lavori, l’inaugurazione avrà luogo, dal 2 al 15 ottobre, presso l’Auditorium e la stessa mediateca del Centro (largo Toniolo, 20/22) attraverso una due settimane di manifestazioni gratuite organizzate sul tema “Parole nella città”.
Dotata di un fondo di 30mila opere, di 60 titoli di periodici, di numerosi cd e dvd disponibili al prestito, «l’idea della mediateca - spiega Jean-Luc Pouthier, direttore dell’Istituto e consigliere culturale dell’Ambasciata di Francia - parte dalla necessità di creare un dinamico centro d’informazione sulla Francia contemporanea, un luogo d’incontro, di scambio e di diffusione della cultura francofona, insomma uno spazio moderno e multimediale a disposizione dei francofili». Vetrina della Francia contemporanea, la mediateca, dunque, offre una vasta gamma di nuovi servizi: dalle informazioni turistiche per scoprire il patrimonio delle regioni francesi, il chiosco per consultare quotidiani, settimanali, mensili, riviste specialistiche e le ultime pubblicazioni dell’attualità letteraria; ad uno spazio “francese per tutti” per imparare e approfondire la conoscenza della lingua francese; uno spazio-studio per seguire i dibattiti del pensiero filosofico francese fino ad uno spazio multimediale dedicato alla canzone e al cinema (cd, dvd) con accesso libero e gratuito a internet ed ai canali della televisione francese.
«Durante la manifestazione di inaugurazione - prosegue Pouthier - si altereranno convegni, mostre, concerti e performance letterarie molto interessanti. Ospite d’onore dell’evento sarà Jacques Villeglé, artista francese di fama internazionale, che realizzerà un’opera unica, a partire dal suo alfabeto socio-politico, sulla parete d’ingresso della biblioteca-mediateca. Il 2 ottobre - aggiunge il direttore - due relatori d’eccezione, monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del pontificio Consiglio della Cultura, e Axel Kahn, genetista francese laico e agnostico, apriranno il dibattito con la conferenza “Fede e Scienza”. Un’occasione per sintetizzare quanto discusso durante tutto il 2009 dal mondo cattolico e scientifico in occasione degli anniversari delle scoperte di Galilei e Darwin».
«Sin dalle sue origini - sottolinea Pouthier - il Centro ha ospitato i dibattiti dei grandi pensatori francesi del momento, laici e teologhi, ha ricevuto le visite di alcuni Pontefici come Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, così come di uomini politici della statura del Generale De Gaulle». Attualmente, unico istituto francese presente a Roma, dopo la chiusura, nel 1995, del cosiddetto “Centro Campitelli” dell’Ambasciata francese presso il Quirinale, il Saint Louis De France svolge due tipi di attività: pedagogiche e culturali. Come unico centro di insegnamento pubblico della lingua francese sostenuto dal Ministero francese degli Affari Esteri, il centro offre una preparazione approfondita che permette di acquisire le competenze necessarie per sostenere gli esami Delf e Dalf. Creato in origine per promuovere la conoscenza del francese presso le pontificie Università, il servizio corsi richiama oggi un numero considerevole di studenti, circa 3.000 l’anno, di cui la maggior parte sono italiani. Tra le attività culturali, quelle che arricchiscono quasi quotidianamente il calendario dell’Istituto, ci sono le proiezioni cinematografiche (2 volte a settimana), le conferenze, i dibattiti, le letture, il teatro e le presentazioni d’autori. La maggior parte disponibili sia in italiano che francese, grazie a un servizio di traduzione.
30 settembre 2009
lunedì 7 settembre 2009
Gli editoriali: La solidarietà e il grazie a Boffo
da Roma Sette.it
La riconoscenza per la guida che ha portato Avvenire a un livello qualitativo mai raggiunto prima di Angelo Zema
Abbiamo parlato più volte, in passato, del “giornalismo spazzatura”, ma non avremmo mai pensato che ne avrebbe potuto fare le spese Dino Boffo. Sconcerta il linciaggio mediatico cui il direttore di Avvenire è stato sottoposto nei giorni scorsi e addolora il suo gesto - comprensibile per la violenza subìta e per il fango che ancora sarebbe potuto schizzare dai mass media - di porre fine all’avventura professionale che ha portato Avvenire ad un livello qualitativo mai raggiunto prima.
In questo momento, nel rinnovare la piena solidarietà a Dino Boffo, mia e della redazione di Roma Sette e Romasette.it, a lui va la gratitudine per la guida sicura, equilibrata, competente con cui ha condotto nel mare aperto dell’informazione il quotidiano dei cattolici, cresciuto in credibilità e autorevolezza e sempre più premiato dai lettori. Un giornale “pensato” attentamente dalla prima all’ultima pagina, con la costante attenzione ai temi della vita e della bioetica, dell’immigrazione e del lavoro, della scuola e della giustizia, del Sud del mondo con i suoi drammi e le sue potenzialità, alla vita pulsante delle comunità ecclesiali, al multiforme mondo della cultura con l’originale e apprezzata sezione di Agorà, il tutto caratterizzato da un’informazione puntuale e documentata , accompagnata dai ben noti e apprezzati inserti e supplementi.
Il secondo ringraziamento a Boffo è per la costante attenzione rivolta, e a suo nome dai colleghi e amici della redazione, a Roma Sette: dall’entusiasmo nel proporre la nuova grafica del settimanale, nel 2004, all’accoglienza verso tanti editoriali, ripresi sulle pagine nazionali. Sempre con gratitudine ricordiamo il suo intervento all’iniziativa diocesana per i 40 anni di Avvenire, nel novembre scorso. «Il nostro compito - disse - rimane quello di contribuire a creare un cattolicesimo nuovo, informato e reattivo, umilmente presente nelle pieghe del Paese. Un cattolicesimo quel tanto anticonformista e impertinente da rendere rimarchevole il Vangelo nel vissuto di un popolo». Questa è la sua eredità. In quell’occasione Boffo indicò con la consueta passione i punti di forza del quotidiano, a cominciare dal suo prioritario impegno nel servizio alla verità. Obiettivo sempre perseguito, che però per taluni sembra un ostacolo ingombrante all’esercizio del mestiere di cronista, mentre dovrebbe essere “habitus” irrinunciabile di ogni giornalista.
Spiace infine - in questa vicenda dalla conclusione amara (e dall’inizio inqualificabile) - che, accanto al grido sofferto di addio pronunciato da Dino Boffo con fermezza e dignità nella sua lettera di dimissioni al cardinale Bagnasco, salga anche il maleodorante tanfo dell’informazione spazzatura che, alla verità dei fatti e al rispetto delle persone, preferisce la brutale volontà di linciaggio.
4 settembre 2009
La riconoscenza per la guida che ha portato Avvenire a un livello qualitativo mai raggiunto prima di Angelo Zema
Abbiamo parlato più volte, in passato, del “giornalismo spazzatura”, ma non avremmo mai pensato che ne avrebbe potuto fare le spese Dino Boffo. Sconcerta il linciaggio mediatico cui il direttore di Avvenire è stato sottoposto nei giorni scorsi e addolora il suo gesto - comprensibile per la violenza subìta e per il fango che ancora sarebbe potuto schizzare dai mass media - di porre fine all’avventura professionale che ha portato Avvenire ad un livello qualitativo mai raggiunto prima.
In questo momento, nel rinnovare la piena solidarietà a Dino Boffo, mia e della redazione di Roma Sette e Romasette.it, a lui va la gratitudine per la guida sicura, equilibrata, competente con cui ha condotto nel mare aperto dell’informazione il quotidiano dei cattolici, cresciuto in credibilità e autorevolezza e sempre più premiato dai lettori. Un giornale “pensato” attentamente dalla prima all’ultima pagina, con la costante attenzione ai temi della vita e della bioetica, dell’immigrazione e del lavoro, della scuola e della giustizia, del Sud del mondo con i suoi drammi e le sue potenzialità, alla vita pulsante delle comunità ecclesiali, al multiforme mondo della cultura con l’originale e apprezzata sezione di Agorà, il tutto caratterizzato da un’informazione puntuale e documentata , accompagnata dai ben noti e apprezzati inserti e supplementi.
Il secondo ringraziamento a Boffo è per la costante attenzione rivolta, e a suo nome dai colleghi e amici della redazione, a Roma Sette: dall’entusiasmo nel proporre la nuova grafica del settimanale, nel 2004, all’accoglienza verso tanti editoriali, ripresi sulle pagine nazionali. Sempre con gratitudine ricordiamo il suo intervento all’iniziativa diocesana per i 40 anni di Avvenire, nel novembre scorso. «Il nostro compito - disse - rimane quello di contribuire a creare un cattolicesimo nuovo, informato e reattivo, umilmente presente nelle pieghe del Paese. Un cattolicesimo quel tanto anticonformista e impertinente da rendere rimarchevole il Vangelo nel vissuto di un popolo». Questa è la sua eredità. In quell’occasione Boffo indicò con la consueta passione i punti di forza del quotidiano, a cominciare dal suo prioritario impegno nel servizio alla verità. Obiettivo sempre perseguito, che però per taluni sembra un ostacolo ingombrante all’esercizio del mestiere di cronista, mentre dovrebbe essere “habitus” irrinunciabile di ogni giornalista.
Spiace infine - in questa vicenda dalla conclusione amara (e dall’inizio inqualificabile) - che, accanto al grido sofferto di addio pronunciato da Dino Boffo con fermezza e dignità nella sua lettera di dimissioni al cardinale Bagnasco, salga anche il maleodorante tanfo dell’informazione spazzatura che, alla verità dei fatti e al rispetto delle persone, preferisce la brutale volontà di linciaggio.
4 settembre 2009
venerdì 7 agosto 2009
Da Roma Sette a roma.repubblica.it Notizie dal web
Su roma.repubblica.it Notizie dal web è stato linkato il mio articolo "Emergenza caldo, attenzione ad anziani e bambini" pubblicato su Roma Sette il 15 luglio 2009
http://roma.repubblica.it/notizie-dal-web/dettaglio/Emergenza-caldo-attenzione-ad-anziani-e-bambini/113033794
http://roma.repubblica.it/notizie-dal-web/dettaglio/Emergenza-caldo-attenzione-ad-anziani-e-bambini/113033794
venerdì 5 giugno 2009
"La Gioia": protagonista a FotoGrafia
da Roma Sette.it
"La Gioia" protagonista a FotoGrafia
Al Palazzo delle Esposizioni l'VIII edizione del Festival Internazionale di Roma. Nelle diverse mostre migliaia di scatti di fotografi emergenti e vedute inedite della Capitale di Giorgia Gazzetti
Giovani fotografi e una Roma inedita. Questo e molto altro nell’VIII edizione di FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma, dal titolo “La Gioia: visioni e rappresentazioni”, fino al 2 agosto al Palazzo delle Esposizioni. Il Festival, prodotto da Zoneattive, sotto la direzione artistica di Marco Delogu, e promosso dall’assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, con il sostegno di Baume & Mercier, nasce dal «desiderio di riappropriarsi della fotografia come atto e contenuto – spiegano gli organizzatori –, della felicità e delle emozioni che questa sa generare e che a volte rischiano di perdersi tra l’estremizzazione del dramma e l’ostentazione del glamour».
Tra le tante mostre in programma, l’esposizione principale è una collettiva di 29 fotografi, intitolata “La Gioia”, realizzata con proiezioni e video in un percorso pieno di richiami visivi e sonori. Lavori originali che sono il frutto di una selezione che ben rappresenta una generazione internazionale di fotografi di talento, tra cui la giapponese Rinko Kawauchi (per la prima volta a Roma dopo la mostra alla Fondazione Cartier di Parigi); Gus Powell, uno dei protagonisti della nuova generazione di street photographers americani; il giovane e poliedrico polacco Kuba Dabrowski; alcuni italiani emergenti come Filippo Romano, Jacopo Benassi e Manuel Capurso; la recente vincitrice del prestigioso Aaron Siskind Fellowship Award, Juliana Beasley; e i più affermati Bernard Plossu e Ingar Krauss.
Ospiti d’eccezione dell’edizione due grandi protagonisti della fotografia mondiale. Nad Goldin, fotografa statunitense contemporanea e vincitrice dell’Hasselblad Award nel 2007, che propone “Heartbeat”, una video installazione in cui appaiono su quattro schermi in sincrono tra loro le foto di amici, amanti e scene di vita borderline, accompagnate dalla colonna sonora originale “Prayer of the Heart” dell’inglese Sir John Tavener. E Don McCullin che presenta, in anteprima, il suo ultimo lavoro “Roman Frontiers”, dedicato alle testimonianze dell’Impero Romano nei suoi confini più estremi.
In occasione del Mese Europeo della Fotografia - che approda nella Capitale dopo Vienna, Berlino, Bratislava, Lussemburgo e Mosca - è allestita la mostra “Mutations II Moving Stills”. Per gli amanti della città eterna, da non perdere numerose altre mostre. Come “Roma, città di mezzo” del fotografo sudafricano Guy Tillim, cui il Festival ha assegnato il lavoro “Commissione Roma – Anno VII”: 20 immagini a colori, realizzate con una luce fredda, distaccata nel tentativo di rappresentare Roma nella sua visione dura, sorprendente, paradossale, tra il monumentale e il dettaglio, dimensione nella quale si trova immerso chi vive nella città.
La Capitale è anche al centro della mostra “Roma oculta” del fotografo ecuadoriano Geovanny Verdezoto. E anche di “in between – 60 ore a Roma”, un’esperienza inedita, nata dalla collaborazione con il Toscana Photografic Workshop, in cui 30 fotografi selezionati hanno avuto la possibilità di raccontare la città in 60 ore, dal 29 al 31 maggio, immortalando attimi di vita e di quotidianità che si concentrano nell’area tra l’anello ferroviario e il Raccordo anulare. «Dove il monumentale – si legge nella presentazione – si confonde con le speculazioni edilizie e dove i quartieri periferici si animano all’arrivo di studenti ed immigrati». Il 6 giugno la proiezione delle opere realizzate dagli autori.
Da spettatori a protagonisti: è questo l’obiettivo del progetto “Dimensione massima 10x12” a cura di 3/3 e Camera Oscura. Gli amanti della fotografia hanno la possibilità di inviare foto per raccontare storie intime e quotidiane che saranno esposte in una mostra al quartiere Pigneto il 4 giugno. Infine, la mostra “1x1000” alla Sala 1 espone mille fotografie scattate da mille fotografi diversi per immortalare, ancora una volta, attimi di “Gioia”. 5 giugno 2009
"La Gioia" protagonista a FotoGrafia
Al Palazzo delle Esposizioni l'VIII edizione del Festival Internazionale di Roma. Nelle diverse mostre migliaia di scatti di fotografi emergenti e vedute inedite della Capitale di Giorgia Gazzetti
Giovani fotografi e una Roma inedita. Questo e molto altro nell’VIII edizione di FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma, dal titolo “La Gioia: visioni e rappresentazioni”, fino al 2 agosto al Palazzo delle Esposizioni. Il Festival, prodotto da Zoneattive, sotto la direzione artistica di Marco Delogu, e promosso dall’assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, con il sostegno di Baume & Mercier, nasce dal «desiderio di riappropriarsi della fotografia come atto e contenuto – spiegano gli organizzatori –, della felicità e delle emozioni che questa sa generare e che a volte rischiano di perdersi tra l’estremizzazione del dramma e l’ostentazione del glamour».
Tra le tante mostre in programma, l’esposizione principale è una collettiva di 29 fotografi, intitolata “La Gioia”, realizzata con proiezioni e video in un percorso pieno di richiami visivi e sonori. Lavori originali che sono il frutto di una selezione che ben rappresenta una generazione internazionale di fotografi di talento, tra cui la giapponese Rinko Kawauchi (per la prima volta a Roma dopo la mostra alla Fondazione Cartier di Parigi); Gus Powell, uno dei protagonisti della nuova generazione di street photographers americani; il giovane e poliedrico polacco Kuba Dabrowski; alcuni italiani emergenti come Filippo Romano, Jacopo Benassi e Manuel Capurso; la recente vincitrice del prestigioso Aaron Siskind Fellowship Award, Juliana Beasley; e i più affermati Bernard Plossu e Ingar Krauss.
Ospiti d’eccezione dell’edizione due grandi protagonisti della fotografia mondiale. Nad Goldin, fotografa statunitense contemporanea e vincitrice dell’Hasselblad Award nel 2007, che propone “Heartbeat”, una video installazione in cui appaiono su quattro schermi in sincrono tra loro le foto di amici, amanti e scene di vita borderline, accompagnate dalla colonna sonora originale “Prayer of the Heart” dell’inglese Sir John Tavener. E Don McCullin che presenta, in anteprima, il suo ultimo lavoro “Roman Frontiers”, dedicato alle testimonianze dell’Impero Romano nei suoi confini più estremi.
In occasione del Mese Europeo della Fotografia - che approda nella Capitale dopo Vienna, Berlino, Bratislava, Lussemburgo e Mosca - è allestita la mostra “Mutations II Moving Stills”. Per gli amanti della città eterna, da non perdere numerose altre mostre. Come “Roma, città di mezzo” del fotografo sudafricano Guy Tillim, cui il Festival ha assegnato il lavoro “Commissione Roma – Anno VII”: 20 immagini a colori, realizzate con una luce fredda, distaccata nel tentativo di rappresentare Roma nella sua visione dura, sorprendente, paradossale, tra il monumentale e il dettaglio, dimensione nella quale si trova immerso chi vive nella città.
La Capitale è anche al centro della mostra “Roma oculta” del fotografo ecuadoriano Geovanny Verdezoto. E anche di “in between – 60 ore a Roma”, un’esperienza inedita, nata dalla collaborazione con il Toscana Photografic Workshop, in cui 30 fotografi selezionati hanno avuto la possibilità di raccontare la città in 60 ore, dal 29 al 31 maggio, immortalando attimi di vita e di quotidianità che si concentrano nell’area tra l’anello ferroviario e il Raccordo anulare. «Dove il monumentale – si legge nella presentazione – si confonde con le speculazioni edilizie e dove i quartieri periferici si animano all’arrivo di studenti ed immigrati». Il 6 giugno la proiezione delle opere realizzate dagli autori.
Da spettatori a protagonisti: è questo l’obiettivo del progetto “Dimensione massima 10x12” a cura di 3/3 e Camera Oscura. Gli amanti della fotografia hanno la possibilità di inviare foto per raccontare storie intime e quotidiane che saranno esposte in una mostra al quartiere Pigneto il 4 giugno. Infine, la mostra “1x1000” alla Sala 1 espone mille fotografie scattate da mille fotografi diversi per immortalare, ancora una volta, attimi di “Gioia”. 5 giugno 2009
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